15 Gennaio 2009

Agiranno tutti insieme: chiederanno la sospensione del pagamento della quota di tariffa dell’acqua

MORI – Agiranno tutti insieme: chiederanno la sospensione del pagamento della quota di tariffa dell’acqua che si riferisce al servizio di depurazione e la restituzione di quanto hanno versato negli ultimi dieci anni, con gli interessi e con il danno ambientale. Per capirci, si tratta di circa la metà della bolletta, cioè da 150 euro all’anno per chi vive solo; fino a 350 e oltre per le famiglie di quattro e più componenti. Per dieci anni, più gli interessi e l’eventuale danno ambientale (se riconosciuto) fa una somma non proprio da nulla, per la quale sono ben disposti a pagare un avvocato. Sono gli utenti del servizio di acquedotto di Pannone e Varano, rispettivamente circa 85 e 15 famiglie, che dal 1994 pagano il servizio di depurazione anche se non ce l’hanno. Perché la legge «Galli» («disposizioni in materia di risorse idriche») in quell’anno ha stabilito che chi non ce l’ha, quel servizio, lo paga lo stesso: il ricavato va in un fondo le cui risorse sono destinate a costruirlo. Il Comune di Mori il depuratore ce l’ha, nel fondovalle, ma per accedervi Pannone e Varano avrebbero bisogno di un ramale di collegamento; che non c’è. Quindi, niente servizio.  Come si sa, la legge «Galli» di recente è stata dichiarata incostituzionale, sicché Pannone e Varano si preparano alla battaglia per ottenere la restituzione dei propri soldi: martedì sera nella casa sociale di Pannone il partecipatissimo incontro pubblico organizzato dalla locale Acrs, ospiti la consigliera comunale Elenca Berti (Verdi) e l’avvocato di Codacons Alessandro Vicari. Da cui è uscita la scelta di un’azione collettiva. Prima mossa: scrivere una lettera con la richiesta di sospensione immediata del pagamento della quota depurazione e di restituzione di quella versata negli ultimi 10 anni (più indietro la legge non consente di andare), naturalmente con gli interessi e in più con il danno ambientale. La lettera sarà spedita ai tre attori del caso: Trenta, il servizio di riscossione che dal 2000 «raccoglie» le bollette, il Comune di Mori e la Provincia. Uno di questi dovrà pagare (e si tratterà di una cifra impegnativa, probabilmente superiore ai 200 mila euro); diversamente partirà la citazione in giudizio. Nel frattempo la consigliera Berti proporrà in Consiglio comunale una mozione che chiede l’immediata sospensione del pagamento, che nonostante la sentenza a tutt’oggi è richiesto. «L’amministrazione comunale gioca allo scaricabarile – dice la consigliera – e mi ha risposto snocciolando pagine di dati, ma ha scaricato tutta la responsabilità sulla Provincia. E per il resto non ha fatto nulla di nulla».
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this