29 Giugno 2002

Aggiungi una truffa a tavola

Aggiungi una truffa a tavola
Cozze, vongole e ostriche avariate servite come freschissime. Ma in agguato ci sono anche altri pericoli, dalla finta acqua minerale all`olio adulterato. Siete sicuri che i piatti serviti al ristorante siano genuini? Una guida completa per evitare i raggiri, riconoscere i tranelli e prevenire gli abusi.





Ecco il punto. «Non siamo più una società agricola in cui il coniglio veniva portato dall`allevatore al carnezziere, che lo macellava e lo rivendeva» ricorda Stefano Cinotti, preside della facoltà di medicina veterinaria dell`università di Bologna, che a settembre partirà con il primo master italiano sulla sicurezza alimentare. «Oggi il coniglio arriva in un macello a norme Ue, qui viene macellato e ispezionato dai veterinari delle asl, per poi essere immesso nella catena del freddo, con trattamento diverso secondo la destinazione». A questo punto il coniglio arriva nelle mani del ristoratore, che al momento dell`acquisto riceve le informazioni sul percorso compiuto dall`animale: dall`allevatore alla cucina. È qui, però, che la catena si spezza, che il patrimonio informativo va in fumo. Perché il ristoratore non è obbligato a informare il consumatore sulla provenienza del bovino o sulla caratteristica del pesce se è d`allevamento. Unico obbligo: l`indicazione dei cibi congelati. In due parole: il ristoratore sa cosa ha acquistato, il cliente non sa cosa sta mangiando.
Cosa fare allora? «Non rimane che chiedere, ma la risposta del ristoratore rientra in un puro gesto di cortesia» afferma Rosario Trifiletti, presidente della Federconsumatori (articolo qui sopra). «È qui che occorre intervenire. Le associazioni dei consumatori e quelle dei ristoratori devono sedersi a un tavolo comune per fare in modo che diventi obbligatorio informare il cliente su una serie di questioni che attengono alla sicurezza del prodotto. Ci vogliono regole, non scambi di cortesia».
Un passo avanti potrebbe arrivare con il bollino blu all`ingresso del ristorante, che verrà sperimentato questa estate ed entrerà a regime nel 2003. Spiega Edi Sommariva, direttore generale della federazione italiana pubblici esercizi (Fipe): «Oggi il cliente quando sceglie il ristorante si basa ancora sulla conoscenza diretta o sul passaparola. Il bollino blu attesta che una società di certificazione ha verificato che il comportamento dell`operatore è corrispondente a una corretta prassi igienica».

Nel caso in cui questo filtro non dovesse funzionare e vi capitasse di sentirvi male dopo aver mangiato fuori, ecco il consiglio dell`avvocato Simona Putzu, responsabile del Dipartimento alimentazione Codacons: «Ci sono tre possibilità. Partecipare al processo penale, avviare un`azione civile per avere un risarcimento o fare entrambe le cose. Ma i tempi sono lunghi: a Roma si aspettano in media circa due anni. Un modo per aggirare le lungaggini burocratiche e avere una piccola soddisfazione può essere il giudice di pace. Ma la richiesta di risarcimento deve essere inferiore a 1.033 euro. La cosa importante è comunque, qualunque sia il procedimento avviato, conservare il referto medico: unica testimonianza del danno subito».


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