10 Marzo 2020

Agen massone, inchiesta a una svolta

Mario BarresiCatania. Sotto il Vulcano ribolliva un’ inchiesta – di fatto ancora aperta, anche se il pm ne ha chiesto l’ archiviazione – sulla nomina di Pietro Agen, dominus della Camera di Commercio del sud-est e, per “contagio”, dell’ aeroporto di Fontanarossa.Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico è l’ ipotesi di reato che campeggia sul fascicolo aperto dalla Procura di Catania. La tesi di partenza è che Agen (classe 1947, ligure di Imperia, ormai da diversi lustri siciliano d’ adozione e leader regionale di Confcommercio, che l’ ha da poco riconfermato alla guida dell’ associazione a Catania) non avrebbe segnalato una «circostanza ostativa» prima del suo insediamento nel consiglio camerale che il 4 settembre 2017 lo elesse al vertice dell’ ente. Ovvero: la sua appartenenza alla massoneria, pur essendo per sua stessa ammissione “in sonno” nella loggia del Grande Oriente d’ Italia di Palazzo Giustiniani. Secondo un esposto del Codacons, dal quale scaturisce l’ indagine, il futuro presidente il 1° settembre 2015 avrebbe sottoscritto una dichiarazione che attestava «l’ inesistenza, a proprio carico, di cause ostative» rispetto alla legge regionale 29/1995. Che invece stabilisce il divieto di rivestire la carica a «coloro che siano iscritti ad associazioni operanti in modo occulto o clandestino e per la cui adesione siano richiesti un giuramento o una promessa solenne».Ma il sostituto procuratore Andrea Ursino, dopo aver acquisito gli atti (compresa l’ intervista al settimanale S con l'”outing” di Agen sullo status di massone in sonno) è arrivato a un’ altra conclusione. E cioè che l’«obbedienza» del Grande Oriente di Palazzo Giustiniani, operando «in modo palese tanto da essersi dotata di un sito Internet», pur «richiedendo un giuramento ai suoi appartenenti», non può considerarsi «associazione operante in modo occulto o clandestino» ai sensi della legge Ansemi. Che, ricorda il pm etneo, «ha disposto lo scioglimento esclusivamente della Loggia massonica “deviata” P2, così di fatto legittimando la conformità della massoneria all’ ordinamento giuridico vigente». La loggia del caso di Agen, invece, non avrebbe il requisito dell’«occultamento dell’ esistenza della associazione», né quello del «mantenimento del segreto sulle finalità ed attività sociali e sulla identità dei soci».È la base giuridica su cui si fonda la richiesta di archiviazione formulata lo scorso 13 gennaio al Gip. Il fatto che Agen, al momento di entrare nell’ ente camerale, «abbia omesso di dichiarare la propria appartenenza alla massoneria – scrive Ursino – non integra, pertanto, estremi di reato». «Ferme restando», aggiunge, «le considerazioni di opportunità che saranno compiute in sede amministrativa». In sintesi: il pm ritiene che Agen non abbia commesso il reato di falso, ma non si esprime sulla legittimità della nomina. In effetti, la vicenda – oltre a essere stata oggetto di interrogazioni del M5S alla Camera – è finita sui tavoli della Regione, su segnalazione della Prefettura di Catania, dopo un’ altra denuncia del Codacons. Palazzo d’ Orléans ha girato la pratica al dipartimento Attività produttive (competente sugli enti camerali), che non s’ è ancora espresso. A La Sicilia risulta che sia stato richiesto un parere all’ Anac, tutt’ ora atteso a Palermo prima di decidere sul da farsi. Ma l’ associazione dei consumatori, parte offesa nel procedimento, non molla. E, con una lunghissima richiesta motivata di prosecuzione delle indagini preliminari, firmata dall’ avvocato Carmelo Sardella, ha presentato opposizione all’ archiviazione. Per il legale «il pubblico ministero è pervenuto ad un’ erronea conclusione circa le cause ostative alla nomina» di Agen. E contesta la «non segretezza» attribuita alla loggia in questione. Come controprove, oltre alla stessa intervista del diretto interessato, la citazione del testo del giuramento degli “apprendisti” del Goi, una lettera di Licio Gelli in cui sostiene che «la P2 è stata una loggia regolare del Grande Oriente d’ Italia», ma anche l’ inchiesta della commissione nazionale Antimafia dalla quale sono emersi «preoccupanti elementi sul rischio di infiltrazione di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta in settori della massoneria», oltre ad altri atti giudiziari e parlamentari. Ma il “no” del legale del Codacons all’ archiviazione di Agen è anche in punta di diritto: secondo lo statuto della Camera di Commercio del sud-est «la stessa sanzione della decadenza è prevista per la mancata o infedele dichiarazione, e non già per l’ appartenenza ad una data associazione». E dunque, «a maggior ragione l’ appartenenza alla Massoneria costituiva fattore preclusivo della nomina o designazione alla carica di Presidente della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia; infatti, vi è sanzione per la violazione dell’ obbligo di comunicazione in ragion di principi di trasparenza, e non per l’ appartenenza alla precitata Loggia massonica».Al Gip di Catania il compito di sbrogliare la matassa. Con i tempi dilatati dall’ emergenza coronavirus.Twitter: @MarioBarresi.

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