11 Gennaio 2002

Affreschi scomparsi, sequestrato il cantiere

VIA SARA LEVI NATHAN

Affreschi scomparsi, sequestrato il cantiere

In via Sara Levi Nathan i lavori si sono fermati. Sul contestato cantiere infatti sono comparsi ieri mattina gli avvisi di sequestro.
Dopo le segnalazioni e le proteste del comitato dei residenti e del Codacons pesarese la questione è stata ?presa in carico“ dalla Procura di Pesaro e dal nucleo tutela dei beni culturali dei Carabinieri di Bologna (competenti per le Marche), questi ultimi interessati soprattutto alla sorte degli affreschi scomparsi dalla volta del palazzo ottocentesco. Affreschi che la ditta impegnata nei lavori continua ad assicurare essere stati rubati da ignoti, malgrado non abbia ritenuto necessario sporgere alcuna denuncia.

Sono anche altri, però, gli aspetti della vicenda che l?inchiesta intende approfondire. Quelli, cioè, legati alla congruità dell?intervento di recupero conservativo sullo stabile, concesso dagli uffici urbanistici del comune in una zona pregiata del centro storico (il vecchio ?ghetto grande“) durante il periodo di salvaguardia tra un Prg e l?altro, malgrado il parere negativo espresso sia dal difensore civico Calma che dalle sovrintendenze di Urbino ed Ancona.

Lo stabile, secondo alcuni studiosi, ed in particolare la storica Maria Luisa Moscati, potrebbe essere proprio l?antica residenza della famiglia Levi Nathan, il che proverebbe la presenza proprio degli affreschi. La cultura ebraica infatti rigetta la raffigurazione artistica di personaggi, e la presenza di tali opere sarebbe quindi da ricondurre ad una famiglia dalla formazione laica come quella della madre di Sarah Levi Nathan, una Rosselli della stessa famiglia degli indimenticati patrioti.

L?ultimo ricorso in ordine di tempo contro la concessione edilizia è quello presentato dall?associazione Italia Nostra a firma della presidente della sezione di Pesaro e Fano Federica Tesini. Nel ricorso si avanza anche il dubbio che gli affresci scomparsi possano essere riconducibili alla scuola di Gian Andrea Lazzarini, supposizione suffragata dalla netta somiglianza con quelli che ornano le volte di palazzo Montani Antaldi.

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