15 Novembre 2005

Affermazioni irresponsabili e molto gravi

Non basta la quotidiana realtà che ci circonda fatta di guerre, fame, ingiustizie, violenze, sofferenza In questi giorni si aggiunge anche il “virus dei polli“ con il suo carico di morte, di agghiaccianti immagini e terribili parole.

Chiamano questi poveri animali (al pari dei vitelli, agnelli, maiali ) “prodotto“, “carne“. Nessun cenno al loro essere creature senzienti, capaci di provare emozioni e sentimenti e di soffrire. D`altronde negli allevamenti intensivi (che ormai sono il 99\% del totale), vere e proprie fabbriche di morte, sono solo oggetti, da cui trarre profitto il più possibile, riducendo al massimo tempi e costi di produzione. Stipati all`inverosimile, senza poter soddisfare le naturali esigenze vitali, a perenne luce artificiale, imbottiti di farmaci per compensare i danni derivati da tali anormali condizioni (con ripercussioni anche per chi li consuma), raggiungono il peso standard in neanche due mesi, pronti a essere uccisi nel modo più sbrigativo.

E ora, nei paesi colpiti dal virus, sepolti o gettati nei cassonetti, ancora vivi, a milioni. E intorno tante parole, anche contraddittorie, confuse, allarmistiche. Pure nei confronti dei colombi. Il responsabile del servizio veterinario dell`Asl di Venezia, dott. Carrara, ha dato ampie rassicurazioni: “per le sue caratteristiche fisiologiche il colombo è una specie non a rischio, perché non ricettiva del virus. I piccioni veneziani non sono malati: dal 1998 vengono fatte analisi sistematiche sui 50mila esemplari attualmente presenti nell`area veneziana“. Al pari il dott. Terregino, veterinario dell`Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Tre Venezie ha escluso che il vaiolo aviario (riscontrato in un colombaccio, che comunque non è il colombo) sia una malattia rischiosa per noi: “nessun pericolo per gli esseri umani, cittadini e turisti che quotidianamente a Venezia sono a stretto contatto con i colombi; in nessuna circostanza la malattia diventa pericolosa per la salute dell`uomo“.

Affermazioni come quelle avanzate in questi giorni dal consigliere provinciale di AN (nonché cacciatore) Parravicini, dal prof. Nusca, dal “solito“ Pezzoli e altri tra cui vergognosamente il Codacons, sono gravi e irresponsabili. Non si basano su alcun riscontro né competenza scientifica e procurano un pericoloso allarmismo tra la generalità della popolazione (amplificato dai titoli talora ambigui della stampa), che porta ad una criminalizzazione e colpevolizzazione ingiustificata di questi animali, con la conseguenza di possibili atti di maltrattamento e uccisione (come accaduto). Per tali motivi abbiamo predisposto, in più persone, una denuncia nei loro confronti per procurato allarme, che presenteremo alla Procura della Repubblica nei prossimi giorni. Veramente perversa è poi la proposta di autorizzare l`uccisione dei piccioni da parte dei cacciatori, evidentemente non paghi del massacro che già compiono in nome della loro “passione“ e delle continue concessioni che vengono a loro fatte (specie evidentemente questa sì protetta anche se per fortuna in estinzione).

Nella loro avversione non riconoscono neanche che l`Amministrazione Comunale già da anni persegue purtroppo (con retate anche in questi giorni) un continuo e aberrante ciclo di catture violente e uccisioni (ogni anno circa 25mila piccioni uccisi con un costo di più di 100mila euro), che oltre ad essere eticamente inacettabile e costoso nella sua successione, non risolve se non momentaneamente la situazione.Nessuno di loro chiede il divieto di caccia in tutto il territorio nazionale che, combinato ad altri provvedimenti connessi, è un`intelligente misura preventiva già adottata da altri paesi contro il virus dell`influenza aviaria. Nessuno di loro propone di avviare un possibile piano di controllo numerico incruento attraverso la distribuzione mirata di un mangime dalle proprietà antifecondative, autorizzato dal Ministero della Sanità e già attuato con successo in diverse città, che potrebbe risolvere anche il nodo di Piazza San Marco, dove si concentra il più alto numero di piccioni per la presenza dei venditori di grano.Noi crediamo che proprio queste continue epidemie (“il nesso tra l`aggressività di virus e batteri e il moltiplicarsi degli allevamenti intensivi suggerisce una seria riflessione“: dott. Enrico Moriconi, Presidente dell`Associazione veterinari di salute pubblica) e la continua spirale di violenza che ci avvolge ci impongano un profondo ripensamento sulla nostra civiltà, sui nostri consumi e sulle nostre scelte. Per cambiare. E` ora di voltare pagina, di imboccare una strada fatta di rispetto, di amore, di compartecipazione verso tutti gli esseri viventi, senza confini né di razza né di specie.

Cristina Romieri

Associazione Vegetariana Italiana

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