3 Settembre 2016

A=errore, B pure

A=errore, B pure

Quello che pensiamo del disastro dei 5Stelle a Roma l’ abbiamo scritto ieri e, in mancanza di novità, c’ è poco da aggiungere (semmai la Raggi & C. dovrebbero decidersi a spiegare chiaramente la loro versione). In attesa di sapere come verranno rimpiazzati l’ assessore Minenna, la capo-gabinetto Raineri e i vertici di Ama e Atac, è istruttivo esaminare il racconto (si fa per dire) di giornaloni e tg. Il solito copione riservato in esclusiva ai pentastellati: qualunque scelta facciano, una cosa o il suo contrario, è sbagliata. Da una parte ci sono i buoni: quelli che se ne sono andati, anche se non hanno spiegato il perché. Dall’ altra i cattivi: la Raggi e il “Raggio Magico” (il vicesindaco Frongia, il caposegreteria Romeo e il vice-capogabinetto Marra) che han messo alla porta i buoni. San Raffaele. Tutto nasce dal parere chiesto dalla Raggi e fornito dall’ Anac di Raffaele Cantone sulle nomine contestate della Raineri e di altri. La Raggi vuole cautelarsi accertando che sia tutto in regola: la giurisprudenza è contraddittoria, esistono precedenti nell’ un senso e nell’ altro, e su quegl’ incarichi pendono varie denunce delle opposizioni e del Codacons in Procura e alla Corte dei conti: un avviso di garanzia per abuso d’ ufficio non fa piacere a nessuno. Cantone risponde che il contratto della Raineri è illegittimo: o si fa un concorso, o la giudice deve cambiare ingaggio e guadagnare meno. La Raggi le propone di cambiare contratto. La Raineri, a 4 anni dalla pensione, preferisce comprensibilmente non ridursi il livello retributivo-contributivo e si dimette prima della revoca. Poi spiega che lei voleva legalità e la Raggi no. Ora, provate a immaginare che direbbero tutti, dai giornaloni al Pd, se la Raggi se ne fosse fregata di Cantone e non avesse disdettato quel contratto: verrebbe lapidata. Invece la lapidano per aver dato retta a San Raffaele: eccesso di legalità. Il golpe. Lo evocano Corriere (“Putsch contro la magistrata”) e Repubblica (“Il golpe del ‘raggio magico’”) ai danni della povera Raineri. La Raggi – scrive il Corriere – incarica Marra di formulare il quesito all’ Anac in modo che “la risposta negativa di Cantone è scontata”. Ohibò: Cantone preso in giro e usato come uno sprovveduto? E poi, se davvero la Raggi voleva liberarsi della Raineri, perché mai le ha offerto di restare con un diverso contratto, quello ritenuto legittimo dall’ Anac? Se i lettori conoscessero questo passaggio, la teoria del golpe andrebbe a farsi benedire. Infatti il Corriere non lo racconta proprio. E Repubblica addirittura lo nega: “Anziché riproporre la giudice sulla base di una procedura corretta, la Raggi decide di mandarla via” (invece quella proposta l’ ha fatta, ma invano). Non solo: quella contro la Raineri è pure “la trappola per sbarazzarsi di Minenna”. E che doveva fare la Raggi per trattenere Minenna con tutto il cucuzzaro? Ignorare il parere di Cantone? I due sindaci. Da che mondo è mondo, un sindaco eletto dal popolo si sceglie i collaboratori tra gli uomini di sua fiducia e poi governa senza alibi. In caso di dissidio con un sottoposto (assessore, dirigente, funzionario), il sindaco resta e il sottoposto sloggia. Ma questa ovvietà non vale per Roma a 5Stelle: se la Raggi pretende l’ ultima parola sulle scelte dell’ assessore al Bilancio o sul contratto del capo-gabinetto, è una golpista. E se si sceglie Frongia, Romeo e Marra, dei quali si fida, crea un “Raggio Magico”. Sentite il Corriere: “Raggi vuole le mani libere” (e perché non dovrebbe?), “non cede sulle nomine dei suoi fedelissimi” (e perché dovrebbe?), “della richiesta all’ Anac i parlamentari e il board capitolino non sapevano niente” (e perché avrebbero dovuto saperlo?). Invece a Milano il pd Sala può piazzare al Bilancio il suo socio in affari, capo-gabinetto il galoppino della sua campagna elettorale e segretario generale un’ imputata per turbativa d’ asta, ma niente “Sala Magica”. Dipende dalla città, anzi dal partito. L’ Uomo Nero. Nella PA ci sono dirigenti entrati per concorso che lavorano a prescindere dal colore dei governi pro tempore. Al Campidoglio c’ è Raffaele Marra, ex Gdf, ex Rai, ex Regione, che lavora in Comune dai tempi di Alemanno e poi di Marino. La Raggi lo stima perché conosce la macchina, non risulta avere rubato, anzi ha denunciato in Procura vari scandali, tra cui quello della coop Domus Caritatis. Per quale motivo non può fare il vice-capogabinetto? Mistero. Se la Raggi l’ avesse chiuso in un sottoscala a prendere lo stipendio senza far nulla, sarebbe equiparata ai vecchi politici che promuovono i fedelissimi di partito ed epurano gli altri. Visto che ha dato un ruolo a Marra, lui è l’ uomo nero e lei una continuatrice dell’ èra Alemanno. Gli gnorri. Chi passa per Roma sa bene che fogna sono i trasporti e i rifiuti. Eppure basta che quanti han contribuito a ridurli così, cioè gli ad di Ama e Atac targati Pd, vengano accompagnati alla porta o si dimettano nel giorno giusto per diventare i beniamini dei giornaloni, che li intervistano ogni due per tre non sul disastro che hanno lasciato, ma sui peccati mortali di chi è arrivato due mesi fa. Come se fossero osservatori super partes, messi lì dallo Spirito Santo. Se la Raggi se li fosse tenuti, sarebbe accusata di continuità col passato. Se li sostituisce, chissà cosa nasconde. 5 Stelle, 5 Cerchi. Non c’ è articolo dei giornaloni che non butti lì, en passant, la parola “Olimpiadi”. È un amorevole consiglio alla Raggi: dài, rinnega le promesse elettorali, piègati a Roma 2024 e vedrai che ti lasciamo in pace. Perciò ogni giorno che passa senza un No definitivo ai veri nemici di Roma è un giorno sprecato.
marco travaglio
 
 

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