13 Novembre 2018

Aeroporti roventi

avviato l’ iter per la vendita delle quote della sac, che con un prestito ponte salva la soaco, in crisi finanziaria. valutazioni lontane per fontanarossa il travaglio degli enti proprietari fra dissesto, liquidazioni e sequestri
Non è certo un momento sereno per il sistema aeroportuale della Sicilia orientale, a partire soprattutto dalla situazione della Soaco, la società di gestione dello scalo di Comiso, di cui la Sac, gestore di Catania, è comproprietaria. Per stessa ammissione pubblica del management, la Soaco è in grave asfissia di liquidità, tanto che l’ assemblea dei soci della Sac ha dovuto la scorsa settimana ratificare un contributo di un milione e 250 mila euro a favore di Soaco. Già qualche settimana fa, l’ ipotesi era stata avanzata a Catania presso la sede della Camera di commercio del Sud Est Sicilia e aveva suscitato perplessità. A ciò va aggiunto che da mesi il Codacons regionale chiede alla Regione Siciliana lo scioglimento della mega Camera perché ancora priva di uno statuto post unificazione. Dai vertici dell’ ente unificato scaturito dalla fusione della Camere di Catania, Ragusa e Siracusa la vicenda è stata minimizzata (comunque un nuovo statuto è ai voti), ma il dubbio rimane fondato (in merito il Codacons ha anche recentemente diffidato la Regione). Inoltre, la vicenda del prestito ponte da Sac a Soaco si scontra con la particolare condizione societaria della Soaco, il cui socio di maggioranza, Intersac, è in liquidazione da mesi. Di più: al suo interno il socio privato Ies (proprietario del 40% di Intersac, mentre il 60% è della stessa Sac) è a sua volta in amministrazione giudiziaria, essendo inserito nel recente provvedimento di sequestro dei beni per circa 150 milioni di euro all’ editore/imprenditore Mario Ciancio disposto dal Tribunale di Catania. Una situazione di non facile lettura, quindi, con Sac che, nei rapporti con la controllata Intersac, ha da confrontarsi con ben quattro commissari, tre per Intersac stessa (nominati dal Tribunale per espressa richiesta di Sac) e uno per Ies (Luciano Modica, attuale amministratore giudiziario anche della Geotrans, colosso dei trasporti un tempo di proprietà di un membro della famiglia Ercolano). Quanto al Comune di Comiso, proprietario del 35% della Soaco (una quota che per statuto non può diminuire nemmeno dopo un eventuale aumento di capitale), l’ ultima idea è quella di vendere ad altri Comuni dell’ area iblea le azioni in suo possesso. A tal fine, un importante studio professionale di Milano starebbe studiando la nascita di un consorzio di enti locali per varare l’ operazione. Cosa che ha già fatto innalzare muri a Comiso, anche da parte del comitato denominato Vussìa. La vendita delle azioni di Soaco espone al danno erariale, ha evidenziato il presidente dello stesso, Claudio Melchiorre: «sono gli stessi amministratori di Soaco ad avere ammesso che la società ha esaurito il proprio capitale sociale e che ha bisogno di un prestito dalla Sac per “sopravvivere”. Secondo la legge vigente, decreto Madia, nessuna amministrazione può però immettere denaro pubblico in una società in perdita. Quando dovesse farlo, rischierebbe appunto un’ azione per danno erariale». Il Vussia ha quindi richiesto «una vera conferenza dei servizi, che punti alla sostituzione in blocco di quanti hanno partecipato alle perdite di questi anni e proceda alla definizione di un serio piano di ristrutturazione», sottolineando anche «spese misteriose ed eccessive, l’ assenza di trasparenza nei contratti, la difesa strenua di una governance frutto di un’ epoca recentissima in cui Antonello Montante e le persone a lui riferibili, secondo le cronache, hanno governato tutto, a cominciare dalle Camere di Commercio e da Confindustria, per finire con gli appalti». Intanto, per quel che riguarda l’ aeroporto di Catania, sembrerebbe pronto a partire il processo di privatizzazione. L’ amministratore delegato di Sac spa, Nico Torrisi (esponente di Federalberghi Confcommercio) ha relazionato sul progetto in Camera di commercio, ente proprietario di maggioranza della società di gestione, evidenziando come il tutto sia pronto per il «grande passo». Un grande passo, però, sul quale alcuni punti ancora devono essere messi a fuoco. A partire dalla valutazione da dare all’ infrastruttura: il presidente della Camera, Pietro Agen parla di un miliardo di euro circa di valore, l’ ad di Sac, Nico Torrisi, parla di 600 milioni. In ogni caso, a meno di clamorosi risvolti dell’ ultima ora (che certo in Sicilia sono sempre possibili), la Sac sarà comunque venduta a dei privati con modalità diretta. A lungo la precedente gestione aveva portato avanti il percorso della quotazione in Borsa, contro il quale l’ ex presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, a un certo punto si era opposto, dopo averlo sostenuto. Chi oggi promuove l’ opzione vendita diretta afferma che la quotazione in Borsa non avrebbe aggiunto valore alla società. In ogni caso, come per la Soaco, anche per Sac il momento societario è delicato non poco. Le quote azionarie di Sac spa sono detenute al 61,2% dalla Camera di commercio unificata di Catania, Ragusa e Siracusa, il 2,2% è del Comune di Catania , il 12,2% per ognuno è detenuto dalla Città metropolitana di Catania (ex Provincia), dalla ex Provincia regionale di Siracusa e dall’ Irsap (erede delle ex Asi). Bene, di questi soci due sono in dissesto (l’ ex Provincia di Siracusa e, da qualche giorno, il Comune di Catania) e su di uno, l’ Irsap, pende una mozione pentastellata votata dall’ Ars per la sua liquidazione (antico cavallo di battaglia di Giancarlo Cancellieri), ma anche una indagine interna della Regione, voluta dal presidente Nello Musumeci per stabilire se le Asi siano o meno state correttamente liquidate e se l’ Irsap quindi sia o no il legittimo erede delle quote proprietarie detenute di molte società. Un caos non da poco. (riproduzione riservata)
antonio giordano

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox