21 Aprile 2010

Aeroporti, partono i primi voli ma ora è allarme per i container

Ancora bloccate 4mila tonnellate di merce, tra cibo e posta In funzione, da ieri alle 12, anche i check-in intercontinentali

Malpensa e Linate ripartono. A singhiozzo ma ripartono. Ieri mattina si è temuto il peggio ma fortunatamente non c’è stato nessun annuncio di chiusura. E dopo quattro giorni di stop, il traffico aereo ha ripreso a circolare. I primi voli a decollare sono stati quelli nazionali. Poi, dopo mezzogiorno, hanno aperto anche i check-in degli internazionali: Cancun, Sharm el Sheik, Cuba, New York, Tokio, Dubai. I passeggeri esultano, stremati dai lunghi giorni di attesa. Tra loro Zaccaria, 20 anni, di Varese, che da sabato scorso aspetta di decollare per Casablanca dove dovrà sostenere un provino di calcio. Anche a Linate, piano piano, tutto torna regolare. «Finché non sento il rombo dei motori del mio aereo, non sono tranquilla» ammette scaramantica una giovane giornalista romena. Per tutti il problema principale, oltre al tempo perso, è la quantità di denaro spesa per prolungare il soggiorno a Milano: una media di 500 euro tra alberghi e pasti. Intorno alle 10 del mattino hanno anche cominciato ad atterrare i primi voli da Roma e da Catania. A Linate ci sono stati 94 arrivi e 91 partenze, circa il 61% di quelli previsti. A Malpensa invece la ripresa è stata del 25% con 71 arrivi (sui 300 previsti) e 74 partenze (sulle 288 previste).
Oltre a centinaia di passeggeri, a Malpensa sono rimaste bloccate a terra anche 4mila tonnellate di merce, ammassata nei magazzini della Cargo City. Nei container ci sono scatoloni pieni di alimenti deperibili e sacchi stracolmi di posta da smistare e da far partire al più presto. «Partirà tutto non appena arriveranno i Cargo – spiegava ieri mattina Osvaldo Gammino, rappresentante delle compagnie aeree degli scali di Milano -. Sul lato aeroportuale, soprattutto da parte di Sea, l’emergenza è stata gestita bene. Sicuramente questo blocco ha causato grossi danni economici alle compagnie. Basti pensare che, fra le tante cose, abbiamo dovuto pagare gli alberghi a chi non ha potuto partire».
A fare i conti dei danni subiti dai viaggiatori è il Codacons, i cui centralini sono stati presi d’assalto in questi giorni. A parte la cancellazione dei voli, che non è colpa di nessuno, forse tanti disagi si sarebbero potuti evitare. Invece i passeggeri sono stati inutilmente sballottati da un posto all’altro, sono stati illusi di poter partire e spesso mal informati. Insomma, i tour operator e le compagnie aeree non sempre hanno gestito bene l’emergenza e non hanno saputo dare informazioni precise sui rimborsi dei viaggi.
Mentre tutto sembra tornare alla normalità, i consulenti del settore, esperti del traffico aereo, traggono le loro conclusioni su come è stata gestita l’emergenza della nube islandese. E si fanno prendere da un dubbio: «Ci chiediamo – racconta uno di loro – come mai è stato dato il permesso di decollare solo ai voli Cai e non agli altri e perché sono stati tenuti a terra fino a mezzogiorno i voli intercontinentali. Forse per far lavorare di più Alitalia? Per questo è stato tenuto aperto Fiumicino ed è stato chiuso Malpensa? La nube arriva fino alla Puglia. Se c’è, c’è per tutti, non solo per alcuni vettori».

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