23 Agosto 2015

Aerei, biglietti cari Esposto Codacons

Aerei, biglietti cari Esposto Codacons

MILANO – Nonostante la caduta del prezzo del petrolio nell’ ultimo anno, le compagnie aeree continuano ad applicare il fuel surcharge, ossia la sovrattassa per adeguamento carburante. E a pagare sono i passeggeri. Per difenderli il Codacons ha presentato un esposto a 104 procure di tutta Italia, all’ Antitrust e all’ Enac chiedendo di aprire una indagine in relazione al mancato adeguamento della tassa alle quotazioni in forte ribasso del petrolio. Secondo i calcoli dell’ International Air Transport Association (Iata), nel 2015 il guadagno extra per le compagnie legato al minor costo del carburante sarà pari a 4 miliardi di dollari rispetto al 2014. «Questi soldi – dichiara il Codacons dovrebbero rientrare nelle tasche dei passeggeri aerei attraverso un abbattimento della fuel Surcharge, ma in realtà vengono intascati dai vettori attraverso il mantenimento della tassa di adeguamento carburante». Secondo l’ associ azione de i consumatori si tratta di «un balzello a carico dei viaggiatori» che pesa dai 25 euro a biglietto per le tratte brevi fino a 450 euro per i viaggi più lunghi. «Una spesa che, almeno sulla carta, dovrebbe essere indicizzata alle quotazioni del petrolio – conclude il Codacons – ma che sembra essere utilizzata dai vettori aerei per adeguare i prezzi solo al rialzo, con un evidente danno per l’ utenza». Intanto è vero che il petrolio affonda a New York: sulla scia dei timori sulla crescita della Cina, le quotazioni del greggio calano a New York sotto i 40 dollari al barile per la prima volta dal 2009, dalla crisi finanziaria. Il greggio ha recuperato poi nel finale, chiudendo la seduta in calo del 2,18% a 40,45 dollari. Pesante anche il Brent, che scende ai minimi dal marzo 2009 a 45,10 dollari al barile. Il petrolio è ormai in calo da otto settimane consecutive, la serie più lunga da 29 anni, dal 1986. E ora i colossi energetici iniziano a tremare: molti avevano messo in evidenza, durante le trimestrali, che fino a che il petrolio fosse rimasto so pra i 40 dollari al barile non ci sarebbero stati problemi. Il greggio è però sceso sotto i 40 dollari e, secondo le attese degli analisti, calerà ancora fino ad attestarsi sui 30 dollari al barile. La produzione dell’ Opec, lo shale -oil americano e il rallentamento cinese sono tutti fattori che pesano sulle quotazioni. I produttori e i trader di petrolio sono tornati sui propri passi: quello che doveva essere un calo temporaneo delle quotazioni sembra ormai avviato a proseguire fino al prossimo anno, anche se le quotazioni hanno perso il 63% rispetto ai picchi dello scorso anno. «Il rallentamento cinese continua a dominare il mercato del petrolio, causando persistenti timori in merito a un eventuale calo serio della domanda di greggio cinese», afferma Myrto Sokou, analista di Sucden Financial.
 

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