Adusbef: ennesima stangata sui mutui
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fonte:
- La Sicilia.it
«Sottratto altro ossigeno alla ripresa. A risentirne sarà soprattutto l`export col rialzo dell`euro»
Roma. L`aumento di un quarto di punto sul costo del denaro, deciso ieri dalla Banca Centrale Europea, che ha portato il tasso di riferimento al 2,5 per cento, produrrà l`ennesima stangatina sui mutui a tasso variabile ed un «salasso» per le casse dello Stato visto che il maggior costo per l`onere del debito pubblico sarà di 3,2 mld.
È quanto sostiene il presidente dell`Adusbef, Elio Lannutti. L`aumento deciso dalla Bce di 0,25 punti sui tassi, si legge in una nota dell`associazione di consumatori, produrrà una stangatina per i mutuatari, pari a 155 euro in media (mutuo di 100.000 euro, a 15 anni, tasso dal 4,0 al 4,25 %), «indotti dai cattivi consigli delle banche, a contrarre mutui a tasso variabile», sottolinea Lannutti.
Ma, soprattutto, l`incremento dello 0,25 per cento del tasso di riferimento, comporta un aumento sia sulle cedole scadenti fra sei mesi e più dei Cct (quelle con scadenza più ravvicinata sono ancorate ai rendimenti dei Bot emessi prima del ritocco di Bce) che sugli interessi anticipati dei Bot di nuova emissione. A regime, gli aumenti degli interessi sulle cedole dei Cct comporteranno un maggior esborso di 0,50 miliardi di euro, mentre gli aumenti degli interessi dei Bot «costeranno» 0,35 miliardi di euro in più.
Nel breve periodo lo Stato dovrà provvedere ad un maggiore esborso di 0,85 miliardi di euro (1.645 miliardi delle vecchie lire). Se invece consideriamo l`impatto del ritocco di Trichet sulla totalità dei titoli in essere, spiega Lannutti, possiamo dire che, a parità di ogni altra condizione ed in funzione delle date di scadenza dei titoli stessi, il sistema Italia sborserà in più 3,2 miliardi di euro.
Anche per il Codacons l`aumento del costo del denaro deciso dalla Bce avrà ripercussioni sull`intero mercato immobiliare.
Reazione negativa anche da parte del vice ministro Adolfo Urso che giudica «un errore» il rialzo dei tassi deciso dalla Banca centrale europea. «La Bce sbaglia ad avallare la spirale dei tassi perché in Europa – afferma Urso – non c`è un pericolo reale d`inflazione; semmai c`è un grave problema di crescita e l`aumento del costo del denaro di fatto sottrae altro ossigeno alla ripresa».
«Non solo l`inflazione è sotto il livello di guardia – prosegue Urso – ma così facendo si continua a rafforzare l`euro e questo è un freno alle esportazioni dell`industria italiana ed europea. Bisognava invece attuare politiche monetarie che favorissero un ritorno alla parità dell`euro con il dollaro e, semmai, intervenire dopo per stabilizzarla. Con la decisione odierna la parità tra le due monete si fa sempre più lontana e questi squilibri viaggiano di pari passo con l`apprezzamento della moneta cinese, cresciuta del 40% lo scorso anno. Tutti segnali che invece di mettere sull`allerta la Bce per passare ad una politica offensiva, di fatto – conclude Urso – zavorrano le esportazioni e quindi la produzione europea».
La decisione della Bce di aumentare di un quarto di punto il tasso di riferimento «è una conferma del masochismo della sua politica monetaria». Lo ha detto Mario Baldassarri, vice ministro dell`economia. «Ogni 10 centesimi di aumento del cambio euro/dollaro – spiega Baldassarri – implica mezzo punto in meno di crescita del prodotto interno lordo». Il vice ministro poi sottolinea che non gli interessa nemmeno la polemica nata intorno ai dati diffusi dall`Istat sulla crescita zero dell`economia italiana. «Fare un dibattito se 0,2 o 0,3 non mi interessa. La sfida vera è crescere del 2-3% come l`America o come l`Asia»
«L`aumento dei tassi è una decisione poco lungimirante e, soprattutto, scarsamente funzionale agli obiettivi di crescita e sviluppo sui quali i partner europei molto si sono spesi negli ultimi mesi» sostiene in una nota il segretario confederale dell`Ugl Paolo Segarelli.
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