Adesso che la sanatoria relativa alla patente a punti è stata “stralciata“
ROMA. E adesso? Adesso che la sanatoria relativa alla patente a punti è stata “stralciata“ dalla Finanziaria cosa accadrà non lo sa ancora nessuno. Non lo sanno le associazioni dei consumatori, ma non lo sanno neanche al ministro per le Infrastrutture. “Il problema – spiegano ad esempio al Codacons – è che non esiste un precedente simile, quindi abbiamo di fronte una situazione nuova tutta da studiare“. “Una possibile soluzione potrebbe essere un nuovo decreto che cancelli i punti tolti illegalmente“, dicono invece al ministero, affrettandosi però ad aggiungere che per il momento si tratta solo di una possibilità ancora tutta da verificare. Insomma a 48 ore dalla decisione del presidente della Camera Casini di dichiarare l`inammissibilità di ben 19 commi del maxiemendamento alla legge di bilancio, tra cui anche quello relativo alla sanatoria, tra automobilisti e chi dovrebbe guidarli regna il caos. Una situazione comprensibile, vista la sua imprevedibilità ma non per questo meno imbarazzante. L`emendamento eliminato avrebbe dovuto rendere giustizia a quegli automobilisti che si erano visti decurtare i punti per un`infrazione commessa con la propria auto ma da trasgressori non identificati. Era stata la stessa Corte costituzionale a deciderlo con una sentenza in cui si riconosceva comunque l`obbligo di comunicare il nome del conducente responsabile della violazione e il pagamento di una sanzione fino a 1000 euro. Una decisione rispettata dal governo con un decreto legge scaduto per mancanza del numero legale e resuscitato attraverso la sua introduzione in un emendamento alla Finanziaria. Fino a martedì scorso, quando il presidente Casini lo ha invece dichiarato inammissibile. Il problema adesso è cosa fare per uscire da questa situazione di incertezza. “Una cosa è certa – spiegano all`ufficio legali del Codacons -: i ricorsi già presentati al giudice di pace o al prefetto anche oltre i sessanta giorni di tempo stabiliti dalla legge restano comunque validi, visto che il decreto legge scaduto li autorizzava“. Chi invece se l`è presa calma può comunque presentare ricorso appellandosi a quanto deciso dalla Consulta, sapendo però che potrebbe essere respinto. A meno che, nei prossimi giorni, il governo non decida di promulgare un nuovo decreto legge che salvi la situazione.
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