31 Agosto 2020

Addio Superticket: dal 1° settembre nessuno lo pagherà più

dal 1° settembre il superticket, la tassa aggiuntiva sulle prestazioni specialistiche e diagnostiche sarà eliminata per tutti, a prescindere dal reddito del nucleo familiare, dall’ età e dalla regione di residenza. una grande conquista, per le associazioni civiche, che vedevano nella tassa aggiuntiva una misura iniqua, capace soltanto di penalizzare le fasce più deboli riducendo loro le possibilità di accesso alle cure del servizio sanitario nazionale.
Dopo nove anni il Superticket scompare. Da martedì 1° settembre il Superticket, la tassa aggiuntiva di 10 Euro per le prestazioni specialistiche e diagnostiche, è abolita per tutti in tutta Italia . Già da alcuni anni esistevano differenze regionali nella gestione dell’ entità dell’ importo, alcune Regioni l’ avevano addirittura eliminato completamente. Tuttavia, come previsto dall’ ultima legge di Bilancio 2020 , approvata in dicembre 2019, il Superticket da martedì, indipendentemente dal reddito e dall’ età, nessuno dovrà più pagarlo. La richiesta del Super ticket è stata una sconfitta per la Sanità pubblica Ogni volta che una persona non si cura come dovrebbe per motivi economici siamo dinanzi a una sconfitta per tutti noi e a una violazione della Costituzione. Per questo a dicembre abbiamo approvato la norma che entra in vigore dal 1 settembre. Il Superticket è abolito e nessuno lo pagherà più. Queste le parole del Ministro della Salute , Roberto Speranza , che sui social si è espresso in merito a questa misura iniqua la cui applicazione, negli anni passati, ha penalizzato fortemente chi a causa di un reddito basso ha avuto meno possibilità di accedere alle cure del sistema sanitario pubblico. Introdotto nel 2007 dal Governo Prodi , il Superticket da 10 Euro per le visite mediche specialistiche e gli esami clinici, rimase silente fino alla finanziaria 2011 del Governo Berlusconi, nella quale Tremonti rese operativa la misura. È stato oggetto di molte controversie e petizioni da parte delle organizzazioni civiche, perché ritenuto un balzello capace soltanto di allontanare dalla sanità pubblica i cittadini. Non è un caso infatti come l’ introduzione del Superticket abbia favorito la migrazione di pazienti verso la sanità privata , che al contempo iniziò a rendere le proprie tariffe sempre più concorrenziali, in quanto le cure offerte dalla Sanità pubblica diventavano progressivamente più care per alcune categorie di cittadini. Come funzionava il Super ticket fino al 31 agosto 2020 Il Superticket che da martedì verrà abolito, era pagato per tutte le richieste di visite specialistiche e diagnostiche dai cittadini di età compresa fra i 6 e i 65 anni che vivevano in famiglie con reddito annuo superiore ai 36.151,98 Euro. Non era dunque pagato dagli esenti ticket per patologie importanti, dai cittadini di età inferiore ai 6 anni e oltre i 65 anni, e dai nuclei familiari con reddito inferiore ai 36 mila Euro. Questo valeva, più o meno, in tutta Italia. Molte regioni, infatti, negli ultimi anni apportarono modifiche al Superticket, modulandone l’ importo in base al reddito familiare annuo o addirittura eliminandolo. La prima a muoversi in questo senso è stata l’ Emilia Romagna , che nel luglio 2018 ha abolito il Superticket per tutti i nuclei familiari con reddito inferiore ai 100 mila Euro lordi. La Lombardia è approdata alla stessa decisione dal 1° marzo di quest’ anno, e tardivamente anche la Toscana , che è arrivata all’ eliminazione per alcune categorie di persone. Altre regioni, invece, pur conservandolo per tutti i cittadini, ne correlarono l’ entità dell’ importo in base al reddito familiare. Si mossero in questo senso Marche , Veneto e Umbria . Decisero di lasciarlo inalterato la Liguria , Lazio , Abruzzo , Molise , Puglia , Calabria e Sicilia . Piemonte e Friuli sono intervenuti sulla misura rapportandone il costo al valore della ricetta. Dal 1° settembre 2020 si potrà dire addio al Superticket e la Sanità pubblica costerà leggermente meno per tutti. Dal 1° settembre 2020 il Superticket è eliminato per tutti A partire da questa data, la nuova misura prevista nell’ ultima legge di Bilancio eliminerà la tassa aggiuntiva di 10 Euro prevista oltre al normale ticket per gli esami diagnostici e le visite specialistiche, per tutti i cittadini indipendentemente dal reddito annuo familiare o dalla certificazione Isee. La stessa misura andrà a uniformare pertanto i vari provvedimenti regionali che in questi ultimi anni avevano reso l’ importo del Superticket molto variabile. Ovviamente, l’ abolizione della tassa aggiuntiva del Super ticket di 10 Euro, non comporterà alcuna variazione sul ticket , che continuerà a gravare con importi compresi fra i 30 e 35 Euro a seconda della tipologia della prestazione richiesta, per tutti i cittadini non esenti ticket. La misura definita dalla legge di Bilancio, operativa da inizio settembre ha un valore di circa 185 milioni per il 2020, e 554 milioni di Euro all’ anno dal 2021 in poi, tutte risorse che sono extra Fondo Sanitario Nazionale. La manovra terrà conto anche dei vari provvedimenti regionali volti alla riduzione o all’ eliminazione del Super ticket, e che quindi hanno comportato spese per le realtà locali. Tutte le regioni riceveranno dunque, nel fondo sanitario nazionale, gli importi sufficienti a ripianare le spese sostenute per attenuare l’ entità della tassa aggiuntiva. Il denaro sarà assegnato con le suddivisioni previste per la quota di accesso al fondo sanitario nazionale, sulla base della popolazione regionale e della sua età. La Lombardia, ad es., appianerà le spese sostenute ricevendo 92 milioni, il Lazio 53, Campania 51, il Veneto 54, il Piemonte 41 milioni di Euro e via via secondo i parametri visti. La misura iniqua del Superticket della Sanità pubblica Nato nel 2011 per appianare i debiti dei bilanci sanitari, il Superticket non ha mai raggiunto lo scopo per cui venne progettato, anzi. Secondo alcune stime sono circa 4 milioni gli italiani che dal momento in cui la tassa aggiuntiva è stata introdotta, hanno rinunciato a effettuare i controlli clinici necessari. Nella realtà dei fatti, il Superticket ha condotto quasi esclusivamente a incrementare il numero dei clienti che affluiscono ai laboratori privati, che anche per esami semplici di routine sono riusciti a offrire le stesse prestazioni a un minore costo e in tempi più rapidi di quanto riesca a fare il servizio sanitario nazionale. Ad es., semplici radiografie, analisi delle urine e emocromo, i laboratori privati riescono a offrirli a costi inferiori del 30-50% rispetto alle tariffe del servizio pubblico. Già nel 2012, a un anno dall’ introduzione della misura del Superticket, si stimava una riduzione del 17,2% degli esami diagnostici erogati dal servizio sanitario pubblico. Queste sono le ragioni fondamentali per cui la misura è sempre stata vista come iniqua oltre che una violazione della Costituzione, nel momento in cui un cittadino non si cura come dovrebbe per motivi economici. L’ abolizione del Superticket è vista pertanto con grande soddisfazione dalle associazioni di cittadini che hanno sempre guardato al Superticket come a una misura inadeguata. Antonio Gaudioso , segretario generale di Cittadinanzattiva , apprezza l’ eliminazione della misura in quanto si va a eliminare un balzello che faceva perdere soldi alla sanità pubblica invece che guadagnarli, perché portava sempre più persone a rivolgersi alla sanità privata Con la sua associazione, attraverso una petizione aperta su Change.org , aveva raccolto 35.000 firme per chiedere l’ abolizione del Superticket. L’ annuncio del ministro Speranza di poche ore fa, pertanto, va letto, continua Gaudioso, come un passaggio importante che aspettavamo da anni, ed è il frutto anche delle battaglie portate avanti da tante organizzazioni civiche nei confronti di questa tassa che aveva effetti pesanti sui cittadini. Analoghi apprezzamenti giungono da Codacons , che da anni chiedeva la cancellazione della tassa iniqua , e dalla Federazione Nazionale Ordini dei Medici ( FNOMCeO ), il cui presidente Filippo Anelli, sostiene come il Superticket abbia creato molte diseguaglianze nel Paese perché c’ erano Regioni che ancora lo avevano, altre che lo avevano tolto. Si tratta di un passo avanti nella direzione dell’ equità. Cosa succede dopo l’ addio al Super ticket Dopo gli entusiasmi, giustificati, delle organizzazioni civiche e delle esultanze politiche, quasi a attestarsi il merito della misura resa operativa, si arriva ai giorni successivi il 1° settembre 2020, giorno in cui la tassa sanitaria aggiuntiva è eliminata per tutti e in tutte le regioni. Cosa rimane dopo? Continua a esserci un ticket per i non esenti che ha un valore di circa 1,3 miliardi di Euro all’ anno . Una consuetudine per i cittadini italiani, e uno strumento per cui vari governi hanno promesso la riforma senza però mai averla portata a vero compimento. In una bozza di qualche tempo fa, con il Patto per la Salute , il Governo aveva proposto una gradualità del ticket in relazione al reddito del nucleo familiare, rapportato alla composizione del nucleo stesso sulla base di una scala di equivalenza (RE, reddito equivalente). Inoltre, questa idea prevede un importo massimo annuale di partecipazione alla spesa sanitaria, sempre in rapporto al RE, superata la quale verrebbe a cessare l’ obbligo della partecipazione alla spesa. In altri termini, una rimodulazione del ticket correlandolo al reddito familiare, come caldeggiato dalle associazioni di cittadini: un sistema basato su scaglioni di spesa , diverso dall’ attuale dove tutti pagano la stessa cifra. Il tutto rimane comunque sempre alla fase dell’ idea, di una possibile misura da applicare all’ interno di una riforma più ampia. Per ora abbiamo già fatto, comunque, un passo avanti: da martedì 1° settembre 2020 nessuno pagherà più il Superticket di 10 Euro sulle prestazioni specialistiche e diagnostiche.

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