30 Dicembre 2010

Addio Isabelle divorata dall’ anoressia

Addio Isabelle divorata dall’ anoressia
 

Le parole per dirlo. Valle a trovare quelle giuste per raccontare il tormento che divora l’ anima fino al vuoto totale. Quel vuoto che trova voce solo nel rifiuto del cibo. Si chiama anoressia e spesso, troppo spesso, ha la morte come capolinea. Aveva appena 28 anni Isabelle Caro, francese, ex modella, ex attrice, testimonial della lotta contro l’ anoressia per la marca di abbigliamento italiana Nolita. Nel 2007 si era spogliata davanti all’ obbiettivo di Oliviero Toscani per mostrare il suo corpo scheletrico e aiutare il fotografo a combattere la malattia di cui lei stessa soffriva da quando aveva 13 anni. Nel 2006 era caduta in coma; pesava allora solo 25 chili, era alta un metro e 65. I poster gigante – 3 metri per 6 – del suo corpo pelle e ossa, devastato dalla psoriasi, scatenarono più d’ una polemica. Il giurì per la pubblicità vietò la diffusione della campagna, il Codacons attaccò Toscani sul piano etico («Le persone malate non dovrebbero mai essere sfruttate a scopo pubblicitario»). Oliviero Toscani, dal canto suo, difese la sua campagna definendola «una sorta di Urlo di Munch» contro la patologia. E molti altri si schierarono al suo fianco. A partire da diversi stilisti che partecipavano alla Settimana della moda milanese. Roberto Cavalli puntò il dito contro chi attribuisce alla «moda colpe più grandi di quelle che ha». Dolce&Gabbana ribadirono che «finalmente qualcuno dice la verità sull’ anoressia, cioè che non è un problema della moda ma un problema psichiatrico». Armani dichiarò di voler conoscere Isabelle «per sapere che cos’ ha scatenato la sua malattia». E i motivi li raccontò lei stessa nel libro «La ragazza che non voleva crescere» (edito da Cairo): «Sul cartellone c’ è la foto di una donna. O, almeno, di una creatura di sesso femminile, a giudicare dalle due piccole sacche di pelle rugosa che pendono al posto dei seni. Le ossa, in compenso, si vedono bene. Mi fa vergognare questa foto. Perché è la mia foto». Poi il suo calvario, dai cartelloni pubblicitari a ritroso fino all’ infanzia nella regione di Parigi, all’ ombra di una madre sofferente e di due padri, quello naturale e quello putativo, entrambi assenti. La vita di Isabelle si è spenta il 17 novembre scorso a Tokyo ma la notizia della morte è trapelata solo ieri dai giornali svizzeri e francesi. «Le foto delle modelle – ripeteva Isabelle – sono ritoccate quindi è una menzogna quella che entra dentro la testa delle donne». Eppure l’ anoressia – insieme alla bulimia – continua a mietere vittime: la soglia dell’ età si abbassa sempre di più. Basti pensare che i disturbi alimentari rappresentano la prima causa di morte per malattia tra le giovani del nostro Paese di età compresa tra i 12 e i 25 anni. Un drammatico allarme socio-sanitario, che riguarda quasi 200 mila donne. LA SUA ACCUSA «Le immagini perfette delle modelle sono ritoccate e menzognere»

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