15 Aprile 2008

Addio a Silvia, l’angelo di Montenerodomo

L’intero paese ai funerali della bimba "Adesso da lassù non andrà più via"

Quando l’angelo Silvia arriva sul sagrato, in cima al paese, le campane suonano a festa, di colpo smette di piovere e una sfera di sole illumina piazza Croce. Prima, per mezz’ora, si era scatenato il finimondo. Appena l’angelo Silvia fa il suo ingresso in chiesa, per tre quanti d’ora torna a infuriare il maltempo e cade perfino la grandine. Quando, infine, l’angelo Silvia si congeda per sempre da parenti e amichetti lasciando la chiesa, smette di piovere e il corteo, lentamente, prende la strada del cimitero. Piangono tutti a Montenerodomo: gli scolari della materna, con in mano le rose bianche, gli alunni di elementari e medie, le mamme e i papà, le anziane vestite in nero, i coristi già sul soppalco dell’organo, chi porta la bara, gli amministratori comunali col sindaco Arnaldo Rossi in testa. Quando mamma Mirella e papà Massimiliano lanciano tre pugni di confetti sulla bara dell’angelo Sivia Rossi, 5 anni e mezzo, c’è qualcuno che si lascia andare anche a un grido disperato. E’ la reazione del paese alla morte della bambina investita domenica da un’auto. La piccola incautamente attraversava la strada per raggiungere il papà. Un incidente assurdo che ha gettato nello sconforto la famiglia Rossi e quella dell’investitore C.P., 39 anni, operaio, "uno che non farebbe male a una mosca", ripetono i conoscenti. Manca un quarto d’ora alle 16, l’ora del funerale, e i 28 banchi della chiesa di San Martino e Santa Giusta sono già pieni. Seduti si ritrovano grandi e piccini, la storia e il futuro di queste terre che hanno visto le gesta eroiche della Brigata Maiella. Il sagrato è abbellito da 25 coroncine di rose, calle e margherite, tutte bianche e con le scritte di affetto alla famiglia che ha perduto l’unica figlia, una bambina bellissima, capelli e occhi castani, fisichetto snello, sorriso birichino. Ci sono i fiori della Honda, dove lavora mamma Mirella, della Ergom, di cui è dipendente papà Massimiliano, delle scuole del paese, dei bambini della materna, gli operai della Gravena, le società sportive di Montenerodomo e Civitaluparella, degli amichetti Ornella, Andrea, Erika, Gabriele, Ilenia, Berardino, Massimiliano, Angela, Alessia, Federico, Antonio, Claudia, Gabriella e Tiziana. Arriva la bara e alle 16,15 comincia la messa celebrata da quattro sacerdoti. Tra la folla c’è anche l’investitore della piccola. "Sotto i vostri occhi", dice il giovane parroco don Simone Calabria ai genitori di Silvia, "questa bambina è stata come una farfalla che si è posata sui fiori più belli e su di voi. Si è nutrita del nettare dell’amore più puro e grande che avete saputo darle". Riprende fiato per un attimo, don Simone, trattenendo a stendo l’emozione, mentre in chiesa piangono tutti. "Poi", continua il parroco, "Silvia è andata via da quel prato, misteriosamente, per portare tutto a Dio padre. Siamo certi che la incontreremo di nuovo e nessuno ce la toglierà più". Prende la parola don Innocenzo Di Toro, l’ex parroco che ha battezzato la bambina, e con lo sguardo fisso alla bara chiede a Silvia "di far sì che mamma, papà e l’investitore ritrovino quella serenità necessaria a vivere in nome della fede che ci fa crescere". E’ l’affondo che penetra nel cuore dei presenti, scuote le coscienze e fa fare la pelle d’oca a molti. Fuori non piove più e il corteo accompagna Silvia per l’ultima volta al cimitero. Il fascicolo sull’investimento, intanto, è stato consegnato in Procura a Lanciano. P.C. è indagato per omicidio colposo.  Il Codacons, l’associazione dei consumatori, annuncia un esposto col quale chiede di accertare il comportamento di prefetto e polizia municipale nei controlli sulla strada della tragedia.

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