Addestra il cane di un amico Aggredito e dilaniato a morsi
torino, la vittima accusa un malore, poi il bull terrier infierisce
Giovanni Rossi TORINO NON ERA il suo padrone. E ha pagato con la vita. Davide Lobue, 26 anni, addestratore di cani, è morto ieri a Chivasso. Sbranato da un bull terrier affidatogli dal proprietario, suo amico. L’ esperienza professionale non è stata sufficiente a salvare la vittima dall’ aggressività del cane che tra le caratteristiche annovera, in misura superiore rispetto ad altre razze da combattimento, la necessità di un padrone che lo sappia gestire con autorità e polso. Un vicino allarmato dal continuo abbaiare si è accorto che qualcosa non andava all’ interno di un recinto. All’ arrivo dei carabinieri di Cavagnolo, sul posto con vigili del fuoco e sanitari, Lobue era già morto con ferite a testa, collo, polpacci, coscia e braccia. Uno scempio. L’ area è sotto sequestro, i veterinari hanno affidato il bull terrier al canile di Settimo Torinese. LA PISTA più accreditata, ma che solo l’ autopsia potrà confermare, è che l’ addestratore abbia accusato un malore e che, una volta a terra, non abbia potuto difendersi dall’ aggressività dell’ animale. Avvalora questa tesi la quantità relativa di sangue rilevata attorno al corpo, compatibile con morsi avvenuti dopo il decesso. Il bull terrier doveva essere avviato all’ addestramento. Un compito da cinofilo esperto quale era Lobue. I cani «hanno sempre fatto parte della mia vita, dal giorno che sono arrivato a casa dall’ ospedale quando sono nato», recita un post della vittima pubblicato in gennaio su Facebook. Una lunga trafila: a 16 anni volontario al canile, a 18 allievo educatore e istruttore cinofilo. «Da quel giorno non ho mai smesso di imparare, studiare libri articoli pubblicazioni, partecipare a stage, lavorare con cani e padroni», aveva scritto. IN ITALIA ogni anno si registrano in media 70mila infortuni del genere. In crescita anche le denunce da morso di cane con danni fisici rilevanti, gravi o mortali (+10% nel triennio). E riemergono le polemiche sul patentino e le precauzioni nei confronti di razze aggressive. «Da anni chiediamo di prendere provvedimenti ma le istituzioni rimangono immobili a guardare bambini e uomini vittime di attacchi», afferma Carlo Rienzi del Codacons. «È indubbio che esistano razze di cani potenzialmente pericolose per caratteristiche di potenza, robustezza e dentatura. Servono azioni mirate per abilitare i proprietari ed evitare altre tragedie».
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