2 Marzo 2007

Acrobazie contabili della Rai per accontentare Pippo Baudo

Acrobazie contabili della Rai per accontentare Pippo Baudo
Viale Mazzini alle prese con i costi del Festival

Canzoni o soldi? Tutto nasce dalla Finanziaria. O meglio dalla deroga della Finanziaria decisa per decreto da parte del ministro della Pubblica amministrazione Luigi Nicolais. Il Parlamento vara un provvedimento complesso con 1364 commi e il governo Prodi alla prima necessità rosicchia una norma. Anzi l`annulla. Per la Rai, azienda del servizio pubblico, con capitale al 99 per cento del ministero del Tesoro, era previsto un tetto per i compensi dei suoi collaboratori: il limite era di 272 mila euro. Tradotti in vecchie lire ben oltre i cinquecento milioni. Poiché Sanremo incombeva e bisognava far firmare i contratti ai vari personaggi dello spettacolo al più presto, il direttore generale di viale Mazzini, il margheritino Claudio Cappon, faceva presente che il Superpippo nazionale (ex dc ma molto attivo a favore della Margherita in queste ultime tornate) e la bella Michelle Hunziker non potevano programmare il Festival senza garanzie economiche. Le loro prestazioni erano già state concordate da mesi e sforavano il tetto previsto dalla Finanziaria. Palazzo Chigi non ha battuto ciglio ai richiami degli “amici“ e ha dato via libera a Palazzo Vidoni per mettere in campo un salvataggio. Un decreto ministeriale per sancire che il tetto dei compensi non vale per la Rai. Prima applicazione Sanremo. Naturalmente Pippo Baudo e la Hunziker facevano sapere che avrebbero condotto il Festival anche gratis. Tanto sapevano benissimo che il riscontro mediatico e pubblicitario avrebbe fatto il resto. Cinque giornate con una media di oltre otto-dieci milioni di ascolto attirerebbero qualsiasi artista. Ma tra il dire e il fare ci sono di mezzo tante cose e allora sembrava quasi un atto di lesa maestà lasciare gli artisti senza un adeguato compenso. Per Pippo Baudo 700 mila euro solo per la prestazione artistica, alla quale si aggiungono le voci come rimborsi spese e i proventi derivanti dagli spot pubblicitari. Per la Hunziker, prestata alla Rai da Mediaset dove dopo “Striscia la notizia“ conduceva anche “Paperissima“, un milione e 70 mila euro ma tutto compreso (staff personale, guardie del corpo, vitto e alloggio) e compresa anche la canzone “Adesso tu“ del suo ex marito Eros Ramazzotti, dedicata alla figlia. Per il comico Piero Chiambretti, prestato da La 7, il compenso per il dopofestival è più modesto ma sempre dell`ordine dei 200-300 mila euro. E a scendere ecco un`altra cascata di soldi: per il comico Paolo Rossi (ha cantato la canzone di Rino Gaetano: In Italia si sta male, anzi si sta bene anziché no) per la cantante Norah Jones, il duo di comici Ficarra e Picone che hanno regalato una risata contro la mafia ricordando il prete Pino Puglisi ucciso perché dava fastidio, per il gruppo dei Take-That che hanno “perso“ Robbie Williams, per il comico Max Tortora. Solo per gli orchestrali 52 euro al giorno per 40 giornate.Non ci stanno però 50 precari co.co.co calabresi (800 euro al mese quando va bene) che hanno scritto al Ministro Tommaso Padoa-Schioppa. L`azionista del dicastero di via XX Settembre ha risposto dicendosi “amareggiato“ ma la scelta è dei vertici della Rai. “Non sono d`accordo che un`azienda pubblica possa offrire cachet così alti“ ha precisato TPS ma è “un`autonoma decisione“ di viale Mazzini. E non ci sta nemmeno il presidente del Coni Gianni Petrucci che vede invece a rischio 110 dei 450 milioni di euro destinati allo sport italiano in base al decreto Bersani. Critico anche il Codacons che chiede alla Corte dei Conti di non “ammettere alla registrazione“ la circolare del Ministro Nicolais. Pippo Baudo dopo aver pianto miseria (dichiarando che prende il 40% in meno di altri colleghi che lo hanno preceduto a Sanremo, è disposto a restituire il compenso se qualcuno glielo chiede per il bene del Paese) si consola, a parte la bestemmia in onda, con il boom d`ascolti della seconda serata. Un 46,37 di share dovuto al cambio di ritmo, all`impegno di alcuni artisti come Fabrizio Moro che ha dedicato la canzone a Falcone e Borsellino e “a tutti gli uomini che si sono sacrificati per la libertà“.

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