20 Ottobre 2007

ACQUISTI NELLE AZIENDE PER PUNIRE CHI SPECULA

ACQUISTI NELLE AZIENDE PER PUNIRE CHI SPECULA

Nessuna associazione dei consumatori si entusiasma più di tanto per il "paniere" con prodotti a prezzo fisso che il Comune si accinge a varare. Certo con i prezzi schizzati alle stelle ed i consumi in drastico calo (i dati Istat, di cui abbiamo dato conto ieri, sono fin troppo eloquenti) tutti riconoscono che certo, il "paniere", è comunque qualcosa. Ma ogni associazione ha già la sua proposta alternativa. "Noi abbiamo creato in provincia dodici gruppi di acquisto – spiega Gaetano Pellegrino dell’Adiconsum – che si recano direttamente nelle aziende locali ad acquistare prodotti. Spesso strappiamo anche sconti del 20 per cento sui prezzi di listino. Perché non creare, col supporto degli enti locali, tanti gruppi d’acquisto sul territorio che azzerino i vari passaggi della filiera?". Per Pellegrino l’idea è più che concretizzabile: "La Regione – spiega – ha già creato il marchio Sapore di Campania, che punta a promuovere e favorire le aziende del sistema agroalimentare locale. Nell’ambito di questa iniziativa finanzia anche i pullman dei nostri gruppi d’acquisto che si recano a comprare prodotti direttamente nelle aziende". Perché insomma non potenziare localmente simili iniziative, conclude Pellegrino, che conciliano il risparmio del consumatore con il sostegno alle aziende locali? "L’idea è di creare dei punti distributivi che, sostenuti dalle amministrazioni locali ed anche dalle associazioni dei produttori, avvicinino le aziende nostrane ai consumatori. Sarebbe anche un modo per spronare la concorrenza: o i commercianti si adeguano, contenendo i prezzi, o correranno il rischio di rimanere tagliati fuori". Ce l’ha con i ricarichi di prezzo che si producono nella filiera tra produttore e consumatore, anche Marcello Ravveduto della Federconsumatori che però prende a bersaglio la Camera di Commercio: "È l’unico ente – spiega – che può tenere insieme l’intera filiera produttiva per tentare, magari d’intesa con Comune, Provincia e consumatori, di attuare un piano per monitorare i vari passaggi e quindi i vari ricarichi sul prezzo. Insomma, come esiste la tracciabilità del prodotto, pensiamo ad una tracciabilità del prezzo". Anche per Ravveduto il progetto dovrebbe partire dai prodotti locali: "Abbiamo una filiera ricca di produzioni di grande consumo. Sarebbe un modo concreto anche per sostenere le nostre aziende". Per il resto osservatori e "calmieri" per la Federconsumatori poco funzionano: "Anche noi come associazione – dice – un anno fa tentammo di avviare ispezioni e controlli nei negozi per suggerire poi ai nostri iscritti dove si risparmiava. Non è stato affatto semplice, giacché il quadro che ne è venuto fuori è davvero sconfortante. Le discrepanze tra un negozio e l’altro sono notevoli, e le differenze di prezzo toccano anche il 100 per cento". Allora meglio puntare sulla filiera: "Del resto – conclude Ravveduto – è conclamato che la produzione incide sul prezzo finale solo per il 9 per cento. Il che significa che il 91% lo carica la filiera. A poco serve allora calmierare il prezzo al dettaglio o sguinzagliare controlli e polizia annonaria. Tanto più che il calmiere mi suona tanto di regime di polizia". Poco convinto della strategia imboccata dal Comune anche l’avvocato Matteo Marchetti del Codacons: "Preferiremmo innanzitutto una strategia di più ampio respiro dal punto di vista territoriale: magari regionale. E poi avremmo visto meglio iniziative come quella che si sta attuando nel Lazio: i negozianti che si impegnano a bloccare i prezzi sul 70 per cento dei prodotti in vendita nei loro esercizi, saranno premiati con vantaggi fiscali, a partire dall’abbattimento dell’Irap di due punti percentuali".

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