12 maggio 2018

Acqua, stop alle bollette errate

l’ amministrazione condannata alle spese. la sentenza: il canone va calcolato
Betty Calabretta Stop alla discrezionalità da parte di chi pretende il pagamento di acqua e altri servizi con canoni calcolati sulla base di consumi ipotetici e non di quelli effettivi. Somme che spesso si rivelano di gran lunga superiori rispetto agli effettivi consumi. A mettere in discussione la diffusa pratica delle “bollette facili” stabilendo un principio destinato a segnare uno spartiacque tra approssimazione e precisione, è una sentenza che, accogliendo le tesi del Codacons a difesa del consumatore, ha condannato il Comune di Catanzaro sancendo il principio che l’ amministrazione «ha l’ obbligo di dimostrare i consumi effettivi» da parte degli utenti. Tutto nasce dalla (cattiva) abitudine per cui certi servizi vengono calcolati in maniera forfettaria nonostante ci sia un preciso obbligo di effettuare la lettura dei contatori almeno una volta l’ anno. «Ma evidentemente – sostiene l’ avvocato Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons – è più comodo addebitare consumi presunti e maggiori, rispetto a quelli reali». Il Codacons, ritenendo questa pratica assolutamente illegittima, ha chiesto l’ intervento dell’ autorità giudiziaria. E con una sentenza depositata il 3 maggio il Giudice di Pace di Catanzaro ha accolto le tesi difensive di un consumatore e dichiarato «la nullità della pretesa pecuniaria reclamata dal Comune di Catanzaro a titolo di canone acqua a mezzo ingiunzione di pagamento emessa da Soget SpA». Il Giudice, inoltre, ha condannato il Comune e la Soget SpA (l’ ente che effettua la riscossione per conto del Comune) anche al pagamento delle spese del giudizio. In buona sostanza il ragionamento svolto dal Giudice è il seguente: la bolletta dell’ acqua è un atto emesso da chi pretende il pagamento e, pertanto, non dimostra assolutamente nulla. «Sicché, in caso di contestazione – spiega Di Lieto – è onere del Comune dimostrare la correttezza della misurazione secondo gli effettivi consumi d’ acqua da parte dell’ utente». Aver determinato i consumi in base a “criteri presuntivi”, senza aver accertato i consumi reali mediante la lettura periodica del contatore, rende inesigibile la pretesa relativa ai canoni acqua. Codacons vede con favore questo primo «stop alla pratica odiosa di sovrastimare i consumi che non solo provoca bollette più alte, ma permette di gonfiare i bilanci comunali, evidenziando somme non dovute dai cittadini». E invita tutti gli utenti a verificare l’ effettività dei consumi riportati nelle bollette e protestare in caso di differenze con quelli effettivi. L’ Associazione ha anche diffidato le Amministrazioni locali ad effettuare le letture periodiche per scongiurare ulteriori abusi nell’ addebito dei consumi. «Bisogna dimostrare il consumo», rimarca Di Lieto. Quello appena definito potrebbe essere il primo di una serie di giudizi relativi al pagamento di altri consumi non accertati o in ogni caso non rispondenti a quelli effettivi. Si profilano ulteriori contenziosi su una materia che sicuramente “appassionerà” il cittadino contribuente.