19 Novembre 2009

Acqua privatizzata, sì alla fiducia i consumatori: costerà il 30% in più

Sale la protesta: referendum e ricorsi. Governo battuto 6 volte Avvenire critica Palazzo Chigi: "Su queste materie servirebbe il dialogo"

 
ROMA – Il governo incassa la fiducia sul decreto Ronchi con 320 voti a favore e 270 contrari. Le gestioni di acqua e rifiuti, dunque, passeranno progressivamente nelle mani di privati mentre la proprietà della rete idrica resterà agli enti locali. Ma nonostante i numeri, questa ventiseiesima fiducia non ha avuto vita facile sia per l´intervento durissimo dell´opposizione sia per i mal di pancia della Lega, per ora calmati dall´approvazione di un ordine del giorno che impegna il governo a valutare deroghe alla liberalizzazione della gestione dell´acqua per i Comuni più virtuosi. Nel corso del pomeriggio, diversi ordini del giorno dell´opposizione sono stati approvati per un soffio e il governo è andato per ben 6 volte sotto scatenando la bagarre in Aula. Al sesto odg approvato contro il proprio parere dall´Aula, il governo ha deciso di capitolare e lo stesso il ministro Andrea Ronchi ha ritirato i pareri contrari, evitando così di andare ancora in apnea. Contro il via libera ufficiale e definitivo, che arriverà oggi, si sono schierati i partiti di centrosinistra, sostenuti dalle critiche di Enti locali, consumatori, ambientalisti, sindacati e anche dal quotidiano dei Vescovi Avvenire che contesta il ricorso alla fiducia e la mancanza di dialogo. Viceversa, per il presidente dell´ Antitrust Antonio Catricalà quello approvato «è un buon provvedimento perché dà luogo a una liberalizzazione da tempo auspicata» anche se «resta da chiarire quale autorità dovrà stabilire gli standard di qualità e le tariffe». Dai consumatori arriva una prima stima dei possibili rincari: la liberalizzazione dell´acqua prevista nel decreto Ronchi peserà sulle tasche dei cittadini con aumenti a due cifre, compresi tra il 30% e il 40%.  «Si profila una vera e propria stangata», dicono Codacons, Mdc, Adiconsum. Nel giro di 3 anni – sottolineano le associazioni – e cioè alla fine di questo processo di privatizzazione, il rischio concreto è rappresentato da un aumento medio del 30% delle tariffe. Così l´onere per le famiglie potrebbe passare dai 268 euro di esborso medio del 2009, considerando un consumo annuo di 200 metri cubi d´acqua, ai 348 euro all´anno del 2012, con un incremento di 80 euro. Federconsumatori, Adusbef, Cittadinanzattiva sono pronte a sostenere iniziative referendarie e i Verdi, con il presidente nazionale Angelo Bonelli, annunciano il ricorso al referendum: «è l´unica strada percorribile – dice Bonelli – e già dalla manifestazione del 5 dicembre cominceremo la raccolta delle pre-adesioni a sostegno poi delle raccolta firme». Durissima la reazione di diverse Regioni: Piemonte, Emilia Romagna, Puglia e Marche stanno affilando le armi e pensano ad un ricorso alla Corte Costituzionale per stoppare la privatizzazione. La Cgil, infine, apre un nuovo fronte e punta l´indice sui pericoli di un´apertura ai privati dell´acqua ma soprattutto della raccolta dei rifiuti. Il segretario generale Fp-Cgil, Carlo Podda, teme profonde infiltrazioni malavitose nelle aziende private pronte a subentrare al pubblico nella gestione: «Privatizzare acqua e ciclo dei rifiuti è un favore alla criminalità organizzata».
 

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