19 Novembre 2009

Acqua “privata”, passa la fiducia I consumatori: ora il referendum

Acqua "privata", passa la fiducia I consumatori: ora il referendum
 

ROMA. Il governo incassa la fiducia numero 26 alla Camera (320 voti a favore contro 270) blindando il decreto Ronchi che privatizza i servizi pubblici locali, compresa l’acqua (poi capitola per cinque volte su altrettanti ordini del giorno dell’opposizione). Contro il provvedimento le associazioni dei consumatori e della società civile con Idv, Federazione della sinistra e Verdi si preparano a raccogliere le firme per il referendum abrogativo. La Cgil definisce la privatizzazione di acqua e ciclo dei rifiuti «un favore alla criminalità organizzata». Numerose Regioni preannunciano ricorsi alla Consulta. Il voto di fiducia congela le forti tensioni nella maggioranza con la Lega (spinta dai "suoi" Comuni nel Nord) e diversi deputati "finiani" a favore del mantenimento dell’acqua pubblica. La decisione della Camera, secondo le associazioni dei consumatori, farà crescere le bollette tra il 30 e il 40%. Nel decreto "omnibus" sono contenute numerose norme, alcune delle quali per sanare una serie di infrazioni contestate dall’Ue. Accanto alla privatizzazione dell’acqua c’è il registro per rifiutare gli spot telefonici, il sì alle lampadine elettromagnetiche, il rinvio della privatizzazione della Tirrenia al settembre del 2010, le etichette da apporre sulle merci con l’indicazione "100% Italia" o "tutto italiano". Le amministrazioni pubbliche saranno costrette a dare in gestione gran parte dei servizi. La Lega fa approvare un ordine del giorno in cui si impegna il governo a valutare deroghe per i Comuni virtuosi. Ma il suo "mal di pancia" non va oltre: «Non si muore per una legge» afferma Umberto Bossi. Il Pd contesta però «il doppio gioco della Lega» come lo definisce il senatore Della Seta: si tratta, afferma, di un’iniziativa «indecente» perché i leghisti prima con Calderoli firmano il decreto e poi in Parlamento «fanno finta di non essere d’accordo». Mentre il ministro Ronchi spiega che non si tratta di privatizzazione ma di «un colpo forte all’immobilismo e ai monopoli», le organizzazioni dei consumatori pensano al referendum. Lo dice esplicitamente Teresa Petrangolini, segretario di Cittadinanzattiva: pronti a raccogliere le firme contro un governo che «asseconda gli interessi dei gruppi privati». Sostegno pieno arriva dall’Italia dei valori, dalla Federazione della Sinistra (Pdci e Prc) e dai Verdi il cui portavoce, Angelo Bonelli, comunica che alla manifestazione del 5 dicembre si comincerà una pre-raccolta di firme. Anche le Regioni sono in rivolta: Emilia-Romagna, Puglia, Marche e Piemonte preannunciano ricorsi alla Consulta. Il decreto così come è formulato, osserva Vasco Errani presidente della conferenza Stato-Regioni, è una «forzatura» e dovrà esserne vagliata la costituzionalità perché lede le competenze delle Regioni e degli enti locali: «L’acqua non può che essere pubblica». Il decreto «è carente nella distinzione tra reti e gestione» afferma anche il presidente dell’associazione dei Comuni, Sergio Chiamparino.  Brutte notizie per i cittadini, denuncia il Codacons: «Se nel 2009 una famiglia media italiana spenderà 268 euro considerando un consumo medio annuo di 200 metri cubi d’acqua, tra tre anni quella stessa famiglia spenderà in media 348 euro all’anno».

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox