Acqua, il Consiglio di Stato dice di no ai rimborsi
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fonte:
- il Tirreno
CAPOLIVERI La presenza di arsenico nelle conduttore idriche elbane non ha «messo in pericolo il diritto alla salute». Lo dice la sentenza del Consiglio di Stato del 21 giugno, che ribalta il verdetto emesso lo scorso anno dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio. I giudici amministrativi hanno dato ragione ai ministeri della Salute e dell’ Ambiente, alla Regione Toscana e ai tanti Comuni citati in giudizio dal Codacons e da un folto gruppo di cittadini, molti dei quali anche elbani. Fra gli enti su cui l’ associazione dei consumatori si era rivalsa – la maggior parte dei quali laziali – c’ erano le amministrazioni di Campo nell’ Elba, Capoliveri, Porto Azzurro e Rio Marina. La sentenza di primo grado aveva riconosciuto ai cittadini elbani un danno biologico e morale di cento euro, a fronte di una richiesta di seicento euro. Il Codacons avrebbe voluto ben altri risarcimenti, fra cui il rimborso della bolletta e la restituzione delle spese sostenute per acquistare l’ acqua dalle autobotti. Ma il Consiglio di Stato ha ribaltato il verdetto. Ai ricorrenti non andranno nemmeno i 100 euro decisi dal Tar, anzi: dovranno pagarsi le spese processuali. Secondo i giudici l’ eccessiva presenza di arsenico nelle condutture della Val di Cornia (a cui si collegano quelle elbane) non dipendevano «dalle attività umane», ma da «dalle acque tratte dal sottosuolo – spiegano i magistrati – caratterizzate da una anomala, ma del tutto naturale, presenza di arsenico nella falda del sottosuolo vulcanico». Proprio per questo motivo l’ Unione europea, che negli ultimi anni ha abbassato i limiti di tolleranza dell’ arsenico dai 20 ai 10 microgrammi per litro, ha concesso per i trienni 2004-2006, 2007-2009 e 2010- 2012 delle deroghe ad alcune Regioni, fra cui la Toscana, e a diversi Comuni, fra i quali i quattro elbani. «La non conformità delle acque destinate al consumo umano» – scrivono i giudici – non deriva «da un deterioramento della qualità dell’ acqua di origine, ma dall’ evoluzione della normativa che ha progressivamente ridotto i valori parametrici al fine di incrementare il livello di protezione dei consumatori». Il Consiglio di Stato legittima anche la richiesta e la concessione della deroga da parte dell’ Ue. Era «motivata dalla necessità di completare azioni correttive complesse – si legge nella sentenza – finalizzate a garantire la conformità delle acque nel lungo periodo e comportanti, in alcuni casi, il riassetto dell’ intero sistema di distribuzione idrica del territorio». Fra l’ Elba e la Val di Cornia, in effetti, gli investimenti ci sono stati eccome. A febbraio dell’ anno scorso Asa ha inaugurato l’ impianto di Franciana, fra Piombino e Riotorto, costruito proprio per abbattere il boro e l’ arsenico. Un progetto, costato 20 milioni di euro, che si abbina alla realizzazione di tredici pozzi dislocati sull’ isola, che seppur di poco ridurrebbero la dipendenza idrica dell’ Elba dalla Val di Cornia. Ma altre ai pozzi nei progetti di Asa anche la realizzazione diun impianto di dissalazione che verrebbe realizzato nella piana di Mola. Anche in questo caso un progetto che una volta decollato abbatterà notevolmente il rischio idrico di uno dei comuni elbani che nel periodo estivo è fra i più densamente popolati.(s.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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