4 Febbraio 2010

Acqua: bollette bresciane, pagati 10 milioni di troppo

Ballano più o meno 2 milioni di euro l’ anno da moltiplicare per cinque, tante sono le annualità che saranno prese in considerazione. Questo è l’ importo (presunto) che molti bresciani avrebbero pagato in più sulle bollette dell’ acqua laddove nel periodo è stata ripetutamente ed erroneamente applicata la quota «senza titolo» per la depurazione, pari al 30% della tariffazione. Alla stima si arriva calcolando che i Comuni bresciani hanno incassato nella media totale per la rete idrica circa 21 milioni di euro l’ anno e sapendo che, secondo un’ indicazione accreditata, almeno nel 30% dei casi importi è stato fatto pagare un servizio che non c’ è o non c’ era. Così si arriva all’ importo teorico di 10 milioni in 5 anni, teorico perché la Corte dei Conti, pur ribadendo – come logico – l’ illegittimità di una richiesta su ciò che non esiste, pone le premesse per uno «sconto» che apre ulteriori perplessità sull’ esito delle procedure di rimborso. La sentenza e poi lo… sconto La sentenza che ha rimesso in discussione questi pagamenti non dovuti è della Corte Costituzionale che, nell’ ottobre del 2008, aveva sentenziato, su ricorso del Codacons, sull’ effettiva incongruenza del sistema, mandando molti sindaci nel panico. Per ovviare al «buco» aperto dalla Consulta, il Ministero dell’ ambiente ha predisposto un decreto passato ora al vaglio della Corte dei Conti e in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Il problema qual è: invece di porre un limite definitivo o di aprire ai rimborsi, il decreto che vedremo presto pubblicato apre la stura ad un sistema di conteggio complesso, ponendo due premesse: quella che i Comuni ottengano uno sconto sui rimborsi e l’ altra, meno piacevole, che rischia di far rincarare le tariffe per pagare i debiti. La sostanza del decreto Non tutti i cittadini potranno ottenere, semmai vi riusciranno, un rimborso pieno. Saranno le stesse Ato (Ambito territoriale ottimale) a indicare quanto e perché non potrà essere rimborsato, secondo un conteggio che dovrà tenere conto degli investimenti in atto proprio per realizzare quegli impianti mancanti che sono stati oggetto del ricorso alla Consulta. Sarà sempre cura dell’ Ato redigere e pubblicare un elenco dettagliato che darà gli estremi sulle possibilità offerte agli utenti. Utenti che troveranno sul Web le informazioni utili per presentare istanza motivata di rimborso. A questo punto potrà essere perfezionato il conteggio della restituzione degli importi non dovuti secondo differenti schemi. I creditori e i conteggi Chi ha potuto dare un’ occhiata al testo del decreto ha scoperto un «inghippo» non indifferenze. La prescrizione è limitata a 5 anni (il nostro conteggio si basa proprio su questo limite temporale), inoltre i gestori potranno rincarare le tariffe proprio per far fronte alle richieste di rimborso (sic!). Ma non è tutto. La restituzione degli importi potrà avvenire in rate quinquennali. Ciò detto i creditori saranno di tre tipi diversi. Solo chi abita in Comuni o aree dove non c’ era e dove non è in programma un depuratore potrà ricevere in rimborso completo. Se il gestore ha invece già avviato l’ iter per la realizzazione di un impianto di depurazione, gli importi da restituire saranno al netto di quanto già speso per la programmazione dell’ intervento (progettazione o inizio lavori se già è stato aperto un cantiere). E’ contemplata anche una terza ipotesi, qualora l’ impianto sia ultimato, ma non ancora attivo o, peggio, comunque inattivo, gli utenti potranno ottenere parte del rimborso. Il caso Saviore C’ è anche chi ha già vinto la sua «Battaglia dell’ acqua». Alcuni utenti residenti a Saviore dell’ Adamello, nell’ aprile del 2006 (quindi con molto anticipo rispetto alla sentenza della Corte Costituzionale) avevano citato in giudizio il Comune perché ritenevano illegittimo il canone di depurazione specificato nella bolletta d’ acqua in quanto non fruivano del servizio di fognatura. In un primo momento il Comune aveva risposto che la tariffa richiesta, comprensiva del servizio di depurazione, era obbligatoriamente dovuta. Nel febbraio del 2007 però una sentenza del Giudice di pace di Breno accolse la domanda dei cittadini di Saviore e condannò il Comune a restituire la somma dovuta per il servizio di depurazione oltre agli interessi. Fu il primo segno della protesta dei cittadini, anche se il Comune di Saviore fece ricorso al Tribunale ordinario di Brescia.

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