27 Marzo 2014

«Acqua avvelenata in Abruzzo» Dossier choc sulla mega discarica

«Acqua avvelenata in Abruzzo» Dossier choc sulla mega discarica

Stefano Grassi ROMA UNA BOMBA ecologica, la più grossa e spaventosa d’ Europa, che per decenni ha avvelenato l’ acqua bevuta da mezzo Abruzzo. Già nel 2004 le denunce s’ erano fatte pressanti, ma solo nel 2007 sono stati chiusi i pozzi saturi di cloro, soda, varechina, formaldeide, percolati, cloruro di vinile, tricloroetilene e cloruro di ammonio sotterrati nella discarica di Bussi sul Tirino, un’ area contigua al fiume Pescara e travasati nelle falde acquifere. ALMENO 700mila persone hanno bevuto acqua contaminata. È una relazione da brivido quella dell’ Istituto superiore della sanità che ha messo nero su bianco, in una relazione di 70 pagine, il grado di inquinamento del sito, oltre 25 ettari in cui sono stati interrati 250mila tonnellate di rifiuti tossici e scarti industriali dell’ ex Polo chimico Montecatini Edison. Il danno ambientale stimato è di 8 miliardi e mezzo mentre per la bonifica occorreranno 600 milioni. La relazione, pubblicata ieri, è stata richiesta all’ Iss dall’ avvocatura dello Stato che difende il ministero dell’ Ambiente, parte civile nel processo in Corte d’ Assise che si sta svolgendo a Chieti: per l’ accusa la mega discarica Montedison di Bussi ha rilasciato nelle falde e negli acquedotti dell’ acqua captata per la popolazione tonnellate di prodotti tossici. Acqua di cui hanno usufruito cittadini e utenze come ospedali e scuole. Oltre 20 indagati, quasi tutti dirigenti Montedison, alla sbarra per avvelenamento delle acque, disastro doloso, commercio di sostanze contraffatte e adulterate, delitti colposi contro la salute pubblica, truffa. «ORA le priorità sono la bonifica, i processi e l’ indagine epidemiologica. Irrisolta la questione della trasparenza e della partecipazione dei cittadini», denuncia il Forum abruzzese dei Movimenti per l’ Acqua, che col Wwf diede il via alle indagini della forestale sulla megadiscarica. Il Forum ricorda che «i Pozzi Sant’ Angelo inquinati sono stati chiusi nel 2007 a seguito di analisi private, ma gli enti pubblici erano al corrente della contaminazione almeno dal 2004 grazie alle analisi dell’ Arta». Tanto che già allora l’ Istituto superiore di sanità scrisse che quell’ acqua non era idonea al consumo umano. MA L’ ISS stigmatizza anche la «mancanza di informazione che ha pregiudicato la possibilità di effettuare in tempo trattamenti adeguati alla rimozione delle sostanze tossiche» e che «del rischio in essere non è stata data comunicazione ai consumatori che pertanto non sono stati in condizioni di conoscere la situazione ed effettuare scelte consapevoli». Punto a cui si appella il Codacons per avviare un’ azione risarcitoria che si preannuncia milionaria, «allo scopo di far ottenere fino a 10mila euro a famiglia».

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