23 Gennaio 2012

Acqua all’arsenico, sentenza del Tar due ministeri condannati a risarcire

Acqua all’arsenico, sentenza del Tar due ministeri condannati a risarcire

ROMA – Per ciascun ricorrente il risarcimento è pressoché simbolico, ma il totale è consistente: i ministeri dell’ Ambiente e della Salute sono stati condannati dal Tar del Lazio a risarcire 200mila euro ai 2000 utenti che hanno chiesto i danni per la presenza di arsenico nell’ acqua pubblica. Ad annunciare la clamorosa sentenza è stato il Codacons, l’ organizzazione che ha raccolto e presentato gli atti per i ricorrenti provenienti da varie regioni (Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige, Lombardia e Umbria) e che ora punta a raccogliere le denunce di almeno un milione di utenti. Sull’ acqua avvelenata e non solo. La sentenza del Tar del Lazio(presidente Edoardo Pugliese, relatore Raffaello Sestini)spiega che il «fatto illecito costituito dall’ esposizione degli utenti del servizio idrico ricorrenti ad un fattore di rischio (l’ amianto disciolto in acqua oltre i limiti consentiti in deroga dall’ Unione Europea)» è «almeno in parte riconducibile, per entità e tempi di esposizione, alla violazione delle regole di buona amministrazione». Un danno causato dall’«aumento di probabilità di contrarre gravi infermità in futuro e per lo stress psico-fisico e l’ alterazione delle abitudini di vita personali e familiari conseguenti alla ritardata ed incompleta informazione del rischio sanitario». Sono gli studi pubblicati sulle riviste scientifiche più prestigiose a spiegare quanto possa essere pericoloso l’ arsenico nell’ acqua, prosegue la sentenza: «Secondo le stime effettuate dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità in Bangladesh a partire dagli anni ’70 almeno 35 milioni di persone hanno bevuto acqua contaminata con piccolissime quantità di arsenico, e secondo lo studio Heals (Health Effects of Arsenic Longitudinal Study) ciò è stato sufficiente a provocare il 21%) delle morti per tutte le cause e il 24% di quelle attribuite a malattie croniche (in prevalenza, tumori al fegato, cistifellea e pelle e malattie cardiovascolari)». Il presidente di Codacons, Carlo Rienzi, si dice più che soddisfatto: «Si tratta di una vittoria importantissima perché pone termine all’ impunità di regioni e ministeri che per non spendere i soldi stanziati o non sapendoli spendere, hanno tenuto la popolazione in condizioni di degrado e di rischio di avvelenamento da arsenico. Ora i singoli presidenti delle regioni e i singoli Ministri dell’ Ambiente e della Salute succedutisi negli ultimi anni, quando promettevano all’ Europa bonifiche delle falde in cambio di aumento dei limiti di presenza del metallo velenoso nelle acque, dovranno essere perseguiti dalla Corte dei Conti per rimborsare l’ erario dei soldi che dovranno risarcire agli utenti». A questo punto, l’ intenzione dell’ associazione di consumatori è proseguire su due strade. La prima, è ampliare i ricorsi sull’ arsenico nell’ acqua citando in giudizio anche gli Ato di appartenenza(ovvero le autorità territoriali che gestiscono i servizi) per chiedere «un ribasso immediato delle tariffe e la restituzione di quelle versate per avere in cambio acqua avvelentata». Ma poi, Codacons vuole avviare nuovi ricorsi per i danni da inquinamento dell’ aria e «da degrado sia a Napoli sia a Roma e nelle altre grandi città in cui la vivibilità è fortemente pregiudicata dal degrado ambientale». RIPRODUZIONE RISERVATA.

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