10 Gennaio 2013

Acqua all’ arsenico, nel Lazio è emergenza senza fine

Acqua all’ arsenico, nel Lazio è emergenza senza fine

Le troppe deroghe, che si susseguono dal 2001,mettono a rischio la salute dei cittadini e l’ Italia dalle multe dell’ UE Proprio come un fiume carsico, l’ emergenza dell’ acqua all’ arsenico torna con drammaticità in superficie in tre delle province del Lazio, costringendo migliaia di persone a vivere senza acqua potabile ed esponendo i cittadini a forti rischi per la salute e l’ Italia a pesanti sanzioni da parte dell’ Unione Europea. Il problema dell’ acqua all’ arsenico – che oggi riguarda molti comuni dei Castelli romani, del sud della Capitale, del Pontino e soprattutto del Viterbese – risale addirittura al 2001, “grazie” ad alla proroga di una deroga iniziata subito dopo l’ entrata in vigore delle norme europee sulla qualità delle acque potabili. Due anni fa la giunta regionale del Lazio presentò poi un’ ulteriore deroga per innalzare i limiti di legge di presenza di arsenico dell’ acqua di cinque volte, provvedimento respinto da Bruxelles. E si arriva così al 31 dicembre 2012, data di scadenza del termine ultimo stabilito dalla Commissione europea per la normalizzazione della situazione. Normalizzazione ancora non avvenuta, dato che in moltissime città dai rubinetti continua ad uscire acqua non potabile. Oltre al disagio che una situazione del genere inevitabilmente comporta, la vera emergenza è legata alle ripercussioni che l’ introduzione nell’ organismo di arsenico, in livelli troppo elevati , può causare: il Reparto di tossicologia alimentare e veterinaria del Dipartimento di sanità pubblica dell’ Istituto superiore di sanità ha avviato – subito dopo l’ ultimatum della commissione europea – il monitoraggio di 269 volontari, residenti nelle zone con acqua ad alto contenuto di arsenico. Lo scopo dello studio era di capire come la sostanza si accumulasse nel corpo, fattore chiave per stimare il possibile pericolo per la salute. Il primo risultato è stato divulgato in una newsletter del dipartimento di sanità pubblica e mostra dati poco rassicuranti. La concentrazione dell’ arsenico nelle unghie della popolazione monitorata, ad esempio, raggiunge picchi di molto superiori alla norma (ovvero ai tassi normalmente presenti nella popolazione residente in zona non contaminata). Nel documento si legge: “Nelle aree oggetto di studio, la concentrazione media e mediana di arsenico nelle unghie è risultata pari rispettivamente a 252 ng/g e 188 ng/g (valori di riferimento: 88 ng/g e 83 ng/g, ndr), con un valore massimo di 5107 ng/g. Per oltre la metà dei soggetti, l’ esposizione a lungo termine stimata mediante tale biomarcatore è risultata superiore a quella massima misurata per la popolazione di controllo”. Superiore ai valori di legge è anche il contenuto medio di arsenico riscontrato nell’ acqua utilizzata per cucinare dal campione della popolazione monitorato: “La concentrazione media di arsenico nell’ acqua utilizzata per la cottura e preparazione degli alimenti è pari a 16,6 g/L (mediana 14,7 g/L), con un intervallo di valori pari a 0,2-65,2 g/L. Il 70% e 36% dei campioni presenta concentrazioni superiori rispettivamente a 10 g/L e 20 g/L. Pertanto, l’ acqua utilizzata per la preparazione degli alimenti può dare un contributo significativo all’ esposizione complessiva”.Si tratta della prova che l’ arsenico assunto attraverso la cottura dei cibi con acqua contaminata o bevendo dal rubinetto nelle zone con alti valori del metallo pesante si concentra nel corpo. Dunque le conseguenze del lungo periodo di deroghe – iniziato nel 2001 e terminato solo una settimana fa – rischiano di essere pesanti per la salute. L’ arsenico inorganico – ovvero quello contenuto nelle acque – è oggi considerato dai principali istituti di ricerca un cancerogeno di classe 1, ovvero una sicura concausa per lo sviluppo dei tumori. “Le deroghe, inizialmente previste solo come misura transitoria, sono diventate purtroppo un espediente per non fare i necessari interventi di potabilizzazione, afferma Giorgio Zampetti, responsabile scientifico Legambiente. “Dopo dieci anni dall’ entrata in vigore della legge e a due dalla bocciatura dell’ Unione Europea, in diverse regioni il problema è stato risolto, l’ unica inadempiente è il Lazio”. Oltre a questo, è opportuno considerare anche il danno che, oltre alla salute dei cittadini, viene fatto all’ Italia: L’ UE, infatti, secondo stime dei Verdi è pronta a sanzionare il nostro Paese con multe che potranno oscillare da 250.000 a 500.000 euro al giorno, almeno fino a quando l’ emergenza non rientrerà. Ciò significa che l’ emergenza arsenico, pesa dal primo Gennaio già 300mila euro, cifra sottratta dall’ Unione Europea dai fondi destinati all’ Italia. La piccola ma buona notizia è che la class action intrapresa dal Codacons per l’ acqua all’ arsenico – non solo nel Lazio, ma anche per alcuni Comuni di Toscana, Trentino Alto Adige, Lombardia e Umbria – è andata a buon fine e il TAR del Lazio ha condannato i Ministeri della Salute e dell’ Ambiente al risarcimento di 200 mila euro (circa 100 euro a cittadino). Proprio, è il caso di dirlo, una goccia nel mare. Fulvio D’ Andrea Twitter: @fulviodandreas Qui in basso l’ elenco completo dei Comuni interessati dall’ emergenza: Acquapendente, Arlena di Castro, Bagnoregio, Barbarano Romano, Bassano In Teverina, Bassano Romano, Blera, Bolsena, Bomarzo, Calcata, Canepina, Canino, Capodimonte, Capranica, Caprarola, Carbognano, Castel S. Elia, Castiglione In Teverina, Celleno, Cellere, Civita Castellana, Civitella D’ Agliano, Corchiano, Fabrica Di Roma, Faleria, Farnese, Gallese, Gradoli, Graffignano, Grotte Di Castro, Ischia Di Castro, Latera, Lubriano, Marta, Montalto Di Castro, Monte Romano, Montefiascone, Monterosi, Nepi, Onano, Oriolo Romano, Orte, Piansano, Proceno, Ronciglione, San Lorenzo Nuovo, Soriano Del Cimino, Sutri, Tarquinia, Tessennano, Tuscania, Valentano, Vallerano, Vasanello, Vejano, Vetralla, Vignanello, Villa S. Giovanni In Tuscia, Viterbo, Vitorchiano.

 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox