Acqua all’ arsenico, il richiamo del Tar
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fonte:
- Trentino extra
TRENTO. I ministeri dell’ Ambiente e della Salute, le regioni Lazio, Toscana, Umbria e Lombardia, le province autonome di Trento e Bolzano e 128 comuni italiani dovranno depositare entro un mese "un’ analitica ed articolata relazione, corredata da ogni utile documentazione e da tutti gli atti concernenti le attività di accertamento, informazione, monitoraggio e bonifica svolte" in merito alla vicenda della presenza di arsenico nelle acque potabili. Lo ha deciso la II sezione bis del Tar del Lazio nell’ ambito dei ricorsi proposti dal Codacons per chiedere che i cittadini siano risarciti dei danni subiti per l"allarme arsenicò, ma anche che le istituzioni si attivino per risolvere concretamente il problema e ridurre le tariffe. Con un’ articolata ordinanza, i giudici sostengono come non controverso il fatto che in passato sia stata superata la soglia massima di concentrazione di arsenico nell’ acqua e che la Commissione europea abbia concesso all’ Italia due deroghe triennali. Sottolineano però che il 2 ottobre 2010 la stessa Commissione ha negato un’ ulteriore deroga sul presupposto che le prove scientifiche indicano che un aumento di concentrazione di arsenico "determinerebbero rischi sanitari superiori, in particolare talune forme di cancro". Motivi, questi, che hanno convinto il Tar della necessità, prima di decidere, di avere contezza "dell’ iter istruttorio tecnico-scientifico ed amministrativo svolto dai ministeri per la concessione delle deroghe e dell’ ulteriore richiesta di deroga negata; delle attività di monitoraggio e controllo svolto per assicurare il superamento della situazione di pericolo". Il Codacons, con i suoi ricorsi, chiede che sia corrisposto un risarcimento per danno patrimoniale, biologico e morale, di 600 euro ad ogni abitante ricorrente, ma anche che sia ordinato il riesaminare dei criteri per la determinazione delle tariffe dell’ acqua, e conseguentemente ridotte delle stesse.
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- Rassegna Stampa
