6 Febbraio 2013

Acqua al benzene, sospetti e denunce sull’ Alaco

Acqua al benzene, sospetti e denunce sull’ Alaco

«L’ invaso “Alaco” è un “killer” che uccide lentamente se non vengono presi drastici provvedimenti da parte della Procura della Repubblica perchè è inidoneo a fornire acqua potabile a 80 comuni e circa 400mila abitanti delle province di Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio Calabria. Non si vuole vedere oltre perchè è bastato il rassicurante risultato delle ultime analisi per chiudere una vicenda che va avanti da molti anni, cioè da quando è stato realizzato il bacino artificiale che era stato progettato nel 1961 e costruito su una discarica di eternit, pneumatici usurati, carrozzerie arrugginite di auto e camion e altri pericolosi rifiuti che non sono stati catalogati e che ancora sono seppelliti nei fondali i quali, peraltro, non sono stati bonificati per come previsto dalla legge». È quanto hanno detto al prefetto Michele di Bari i rappresentanti delle delegazioni del Comitato civico pro Serre, delle associazioni CittAperta e Codacons, del Forum delle associazioni e del Forum italiano dei movimenti per l’ acqua. Per nulla tranquillizzati dall’ esito delle ultime analisi del prezioso liquido, hanno invitato il rappresentante del governo e il commissario dell’ Asp, Maria Pompea Bernardi, presenti all’ incontro tenutosi ieri mattina in Prefettura, ad adoperarsi per far chiudere l’ invaso che – ha rimarcato Salvatore Albanese «non è a norma perchè all’ origine era stato realizzato per irrigare i campi o meglio per fornire acqua al comparto agricolo. C’ è uno studio fatto nel 2002 dal prof. Athos Bellomo (Università di Messina) che certificava per una serie di parametri riscontrati l’ inidoneità dell’ area per la realizzazione del bacino. Solo le istituzioni continuano a chiudere gli occhi su un’ emergenza che rischia di trasformarsi in calamità naturale permanente per le popolazioni che continuano a fare uso di questa acqua “avvelenata»”. Il rappresentante del Comitato civico pro Serre, confutando il risultato delle ultime analisi che escludono la presenza del benzene, ha aggiunto. «Prima di analizzare l’ acqua dell’ invaso bisogna capire cosa si vuole cercare. Attualmente sono 16 i parametri classificati da rilevare. La legge ne prevede circa 65 la stragrande maggioranza dei quali non vengono presi neanche in considerazione. Per poter stabilire la potabilità dell’ acqua del bacino artificiale, quindi, occorre approfondire i test per come previsto dalla normativa vigente. Nell’ acqua dell’ invaso c’ è di tutto e di più. Benzene e suoi derivati biossido di cloro, nitriti sono solo alcuni dei veleni riscontrabili. Se si allargano le analisi si possono trovare composti chimici ancora più pericolosi». Albanese, infine, ha annunciato che il Comitato è pronto ad azioni eclatanti per mettere fuoriuso il bacino. «I cittadini sono pronti -ha rimarcato – a sabotare l’ impianto. Se non si prenderanno seri provvedimenti c’ è il rischio che venga spaccato tutto. Da quando dai rubinetti delle nostre case scorre l’ acqua dell’ Alaco sono aumentati vertiginosamente i tumori. Nel comprensorio delle Serre non si contano più le persone affette da patologie neoplastiche». A ribadire al prefetto e al commissario dell’ Asp la necessità di chiudere l’ invaso per sempre anche Luciano Gagliardi (Forum italiano dei movimenti per l’ ac qua) il quale ha tuonato: «Denunceremo, questa è la linea delle associazioni presenti questa mattina all’ incontro, chi certificherà (sindaci, Azienda sanitaria, Arpacal, Sorical compresi) la potabilità dell’ acqua del bacino. Autorizzare l’ uso di quest’ acqua è un attentato alla salute. Questo bacino, lo sanno tutti, è sprovvisto fin dalla sua realizzazione del certificato, obbligatorio, che ne consente l’ uso potabile previo trattamento chimico -fisico. Come mai? Non si può pensare di illudere i cittadini fornendo controesami che non dicono nulla sulla qualità dell’ acqua che non beve nessuno. Dal rubinetto delle proprie abitazione non si approvvigiona nessuno. Nessuno in città penso che dia acqua da bere presa dai rubinetti ai propri figli». Sulla stessa linea Claudio Cricenti, (Codacons) il quale, onde evitare il verificarsi di fatti simili, ha sollecitato controlli dell’ acqua più attenti. «Non si può aspettare 60 giorni per un risultato che i cittadini devono conoscere subito. Sicuramente la magistratura accerterà le responsabilità di questo gravissimo errore che ha gettato nel panico migliaia di persone. Si spera che cose del genere non accadano più. Le analisi vanno fatte con continuità e i risultati devono conoscersi subito. Visti i problemi dell’ invaso è bene cominciare a pensare a fonti di approvvigionamento alternative. In questa situazione non si può più stare». Rincara la dose Antonio D’ Agostino, portavoce del Forun delle associazioni, il quale ha spiegato che «il bacino non doveva essere realizzato perchè nel punto dove si trova l’ acqua non può che essere contaminata. È arrivato il momento di pensare ad altre soluzioni per l’ approvvigionamento idrico dei comuni delle tre provincie. Le case dell’ acqua e la riattivazione dei vecchi pozzi potrebbero essere una soluzione». 4.

lino fresca

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