Acciaierie d’Italia parte Con un rotolo tricolore
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- Quotidiano di Puglia
L’ex Ilva, poi ArcelorMittal cambia ufficialmente denominazione con l’ingresso di Invitalia nel capitale sociale e diventa definitivamente “Acciaierie d’Italia La notizia era già nota ma adesso la fusione con ArcelorMittal dello Stato per la gestione dell’industria siderurgica è stata formalizzata anche con una nota ufficiale e con un “cambio d’immagine La società pubblico- spiega infatti che «il nome è stato selezionato da una rosa di oltre cento opzioni diverse e tende a sottolineare da un lato il prodotto e dall’altro il profondo legame con il Paese dei tre siti produttivi di Genova, Novi Ligure e Taranto». C’è quindi un nuovo logo. Assieme al nome è stato scelto «il pittogramma – precisa ancor Acciaierie d’Italia – che rappresenta un particolare di un “coil”, la caratteristica forma “a rotolo” nella quale viene venduto l’acciaio pronto per le successive trasformazioni, dipinto nei colori della bandiera italiana e rivolta verso l’alto L’azienda conclude la nota ufficiale, «è l’unica in Italia a produrre acciaio primario, fondamentale per la filiera nazionale della meccanica, che come noto incide per una quota molto significativa del prodotto interno lordo». Acciaio a produzione integrale, dunque, che dalla materia prima arriva alla produzione di prodotti siderurgici e che avviene unicamente nello stabilimento di Taranto del colosso ex Italsider, poi Ilva, poi ArcelorMittal e oggi di “Acciaierie d’Italia E a proposito di interventi che ancora fanno parte del precedente piano ambientale il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di ArcelorMittal ex Ilva, e ha concesso alla società siderurgica più tempo per la copertura dei nastri trasportatori del sito di Taranto, ordinando al contempo di realizzare tale obbligo con la massima celerità. Lo ha annunciato il Codacons costituitosi nel giudizio al Tar Lazio contro il ricorso di ArcelorMittal Con una nuova ordinanza, la sezione seconda bis del Tar Lazio (presidente Elena Stanizzi, relatore Salvatore Gatto Costantino) ha infatti accolto le istanze della società siderurgica che aveva impugnato il decreto del ministro dell’Ambiente del 29 settembre 2020. Quest’ultimo riguardava la “adozione delle determinazioni motivate di conclusione della Conferenza di Servizi del 25 settembre 2020 per l’attuazione della prescrizione n. 6: interventi di chiusura nastri trasportatori per lo stabilimento siderurgico di interesse strategico nazionale ArecelorMittal di Taranto”. Oggetto del ricorso aziendale, erano le prescrizioni relative agli adempimenti da compiersi entro il 30 aprile 2021, ossia gli interventi di chiusura dei nastri trasportatori, per i quali l’azienda chiedeva una proroga. Il Tar ha accolto le richieste di ArcelorMittal ma, al tempo stesso, ha imposto che gli interventi di copertura dei nastri siano realizzati “con la massima celerità” rileva il Codacons, che oggi ha diffuso il testo del provvedimento dei giudici. Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, basandosi sugli atti prodotti da ArcelorMittal lo scorso 19 aprile, evidenzia “l’esistenza di impedimenti nelle forniture e nella esecuzione dei lavori che inducono a ritenere che il rispetto del termine del 30 aprile 2021 sia attualmente irrealistico”. Per i giudici amministrativi, “la ritenuta possibilità di rispetto del termine del 30 aprile 2021 viene affermata dal decreto senza evidente supporto istruttorio – e senza che lo stesso sia stato meglio specificato nelle difese dell’Amministrazione in sede di giudizio – soltanto sulla base della “minore complessità” delle operazioni e dalla accelerazione degli stessi rispetto al cronoprogramma”. Il Tar Lazio, dunque, “nel bilanciamento degli interessi” ha ritenuto necessario “disporre la sospensione degli effetti del decreto impugnato limitatamente alla prescrizione in esame, fermo restando l’obbligo per parte ricorrente di assicurare, nelle more, ogni sforzo per completare i lavori di copertura nel più breve tempo esigibile secondo diligenza e buona fede, comunque non oltre i termini e con le modalità fissate nella conferenza dei servizi del 16 dicembre 2020
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