1 Marzo 2020

Accesso al Fondo indennizzi: altre complicazioni in vista

udine. Una norma introdotta dalla Finanziaria 2020 rischia di mettere “fuori uso” una parte delle domande presentate dal primo gennaio al Fir (Fondo indennizzo risparmiatori) di chi aderisce al regime forfettario (redditi con partita Iva fino a 65 mila euro). In particolare quelli che hanno chiesto il “primo binario” di adesione al Fondo devono controllare la domanda e nel caso ripresentarla. Il comma 75 della legge di bilancio rimodula infatti la norma per chi aderisce al particolare regime fiscale e intende beneficiare di “relative deduzioni, detrazioni o benefici di qualsiasi titolo”. E questo ha una conseguenza diretta per i requisiti di accesso al primo binario (quello agevolato) del Fondo indennizzo risparmiatori, con il rischio concreto di perdere l’ indennizzo e quello più grave di “falsa dichiarazione” (e conseguenze penali). La nuova norma fiscale ha valore dal primo gennaio 2020 e dunque interessa solo le domande presentate al Fir dall’ inizio dell’ anno e fino alla chiusura del Fondo, il prossimo 18 aprile. Ad accorgersene il tributarista padovano Loris Mazzon che ha invitato tutte le associazioni dei risparmiatori veneti delle ex Popolari per presentare la novità fiscale e cominciare a studiare una soluzione condivisa. A prendere parte alla riunione presso lo studio legale Bettiol c’ erano le associazioni Ezzelino III da Onara, Adusbef, Codacons, Movimento risparmiatori traditi dalle 4 banche Centro Sud, Casa del Consumatore, Confedercontribuenti, Adiconsum. Nei prossimi giorni si terranno nuovi incontri con altre associazioni del territorio per illustrare la modifica e fare fronte comune per trovare una soluzione da presentare al governo. In Italia le partite Iva a regione forfettario sono 3 milioni, con una presenza importante a Nordest. Secondo le prime stime un 10-15% delle domande al Fir viene da chi ha questo particolare regime fiscale. E sono diverse centinaia le domande ancora da presentare da questo particolare gruppo di risparmiatori. La norma introdotta dalla Finanziaria è una novità di carattere generale, che rende più omogeneo il sistema. «La nuova norma ha però una ricaduta diretta sull’ accesso al Fir: va a modificare i conteggi del reddito e dunque nello stabilire l’ accesso al primo o al secondo canale, se sopra o sotto i 35mila euro di reddito», spiega il tributarista Mazzon. Fino alla fine del 2019 per l’ accesso al fondo il pensionato che aveva 36mila euro di reddito accedeva al Fir con il secondo binario. Mentre un altro risparmiatore, sempre a parità di patrimonio, con reddito di 20mila euro e altri 20mila da lavoro forfettario (non “conteggiato”), finiva “comodamente” all’ interno primo binario. «Occorre fare molta attenzione – spiega Patrizio Miatello, presidente di Ezzelino III da Onara – adesso nella domanda devono mettere anche i redditi forfettari, degli affitti, cedolare secca. Tanti stanno facendo domanda dichiarando il falso, seppur in buonafede. A un controllo successivo dell’ Agenzia delle Entrate si rischiano conseguenze pesanti». Ora si valutano i prossimi passaggi. Sul tavolo varie soluzioni, tra queste chiedere un intervento dell’ Agenzia delle entrate (ma l’ interpello può essere risposto in 90 giorni, quindi oltre la chiusura del fondo). Per ora le associazioni hanno bloccato gli inserimenti al Fir dei forfetari. I problemi sono i tempi che stringono. –N.B.

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