26 Ottobre 2010

Accertare le “responsabilità” della “barbarie” che “si è consumata in queste ore con la diffusione in audio degli interrogatori

ROMA – Accertare le «responsabilità» della «barbarie» che «si è consumata in queste ore con la diffusione in audio degli interrogatori resi dagli indagati di Avetrana». La richiesta viene dall’ Unione delle Camere penali che denuncia «la violazione ormai sistematica delle più elementari regole dello Stato di diritto» e «invita tutti a riassumere compostezza umana e professionale», visto che «le indagini per un delitto non sono equiparabili a una partita di calcio, se non altro poiché coinvolgono la libertà e la dignità degli esseri umani». Ce n’ è anche per gli avvocati delle parti «ben poco allenati al dovere di riservatezza». Anche il Codacons interviene sul caso con un esposto al Garante della Privacy e al ministro della Giustizia perché accertino eventuali violazioni. Matteo Brigandì, consigliere laico del Csm (Lega), si rivolge alla Procura: «E’ sicuramente una barbarie; non si possono pubblicare atti coperti dal segreto istruttorio. Credo che il procuratore dovrebbe attivarsi per capire come questi atti siano usciti». Sulla vicenda è intervenuto anche il Presidente della Camera Gianfranco Fini che ha detto di «sperare per il futuro in un’ Italia più ordinata, più pulita dal punto di vista morale, meno emotiva. Non mi piace un’ Italia in cui una tragedia come quella di Avetrana diventa oggetto di spettacolo, di turismo, cose francamente da inorridire». «La vicenda di Sarah deve essere l’ occasione per aprire una riflessione sulla morbosità alimentata dalla comunicazione dei nuovi media e del mondo virtuale dei social network», ha affermato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.

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