31 Agosto 2021

Accelera l’inflazione ad agosto: c’è da preoccuparsi?

 

Accelera l’inflazione ad agosto, portandosi a un livello che non si registrava da gennaio 2013 (2,2%), a causa per lo più dell’aumento dei prezzi dei beni energetici regolamentati e non.
“Oggi l’Istat ha confermato la crescita del 2,7% del PIL, nel secondo trimestre, mentre l’Ocse ci ha promosso seconda economia mondiale in quanto a crescita nel secondo trimestre. Alla luce di ciò, questa timida crescita inflattiva non deve destare preoccupazione nè allarmismo”. Così Lucio Poma, capo economista di Nomisma, commentando i dati sui prezzi al consumo diffusi questa mattina dall’Istat. “Speriamo che essa non diventi uno strumento nelle mani dei ‘falchi’ europei per mettere in discussione la recente forward guidance della BCE, tesa a rassicurare i mercati sulla continuità della politica monetaria espansiva allontanando i timori di un tapering. Se da un lato l’inflazione tedesca ad agosto è leggermente aumentata al 3,9%, dall’altro, nel secondo trimestre, la Germania è cresciuta di un punto percentuale in meno rispetto all’Italia (+2,7% Ita; +1,6% Germania). Al momento, anche alla Germania, conviene non introdurre elementi di rallentamento alla crescita imbrigliando la politica monetaria espansiva della BCE” conclude Poma.

Federdistribuzione rileva che il trend inflattivo prosegue la sua crescita, “influenzato dalle situazioni già rilevate gli scorsi mesi. L’indice provvisorio dei prezzi al consumo di agosto diffuso da Istat rileva una variazione del +2,1% su base tendenziale, guidato da un ulteriore avanzamento dei beni energetici che crescono del +19,8% su base annua”. Anche per il “carrello della spesa” registriamo segnali inflattivi nella rilevazione di agosto, con la dinamica dei prezzi che registra un +0,6% su base congiunturale – afferma Carlo Alberto Buttarelli, Direttore Relazioni con la Filiera e Ufficio Studi di Federdistribuzione -. Gli aumenti dei costi delle materie prime che hanno interessato l’andamento dei mesi scorsi lungo tutta la filiera, fanno intravedere possibili tensioni sui prezzi nei prossimi mesi. Nel corso dell’autunno dovrebbe presentarsi un quadro più chiaro che permetterà di comprendere se la spinta inflazionistica possa riassorbirsi nel breve o possa invece condizionare i prezzi nel medio termine e assumere un carattere più strutturale. Quanto al quadro economico “appare in chiaroscuro: il leggero calo del clima di fiducia di cittadini e imprese riscontrato in questo mese potrebbe essere un primo campanello d’allarme da non sottovalutare. Sono dunque ancora incerte le prospettive per la macchina dei consumi nei prossimi mesi che potrà essere ulteriormente influenzata da diversi fattori legati all’andamento pandemico, come la riapertura delle scuole e la ripresa di altre attività ordinarie”, conclude Buttarelli.

La stima provvisoria dell’inflazione di agosto, con la variazione tendenziale sopra il 2%, “seppure in parte attesa, non può non generare qualche preoccupazione. La spinta generata dagli energetici non accenna ad esaurirsi, determinando un forte incremento della spesa delle famiglie per questa tipologia di consumi, in molti casi difficilmente comprimibili, e un aumento dei costi per molte aziende. Ad oggi, l’ipotesi di un avvicinamento a fine anno alla soglia del 3% appare sempre piu’ probabile”. Questo il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio. Il dato italiano “si innesta, peraltro, in un contesto che ha visto l’inflazione nella UEM (Unione Economica e Monetaria, ndr), calcolata sulla base dell’indice armonizzato, salire al 3% nello stesso mese. Seppure l’inflazione di fondo permane sia in Italia sia nell’eurozona al di sotto della soglia del 2%, l’eventuale prosecuzione di questa dinamica dei prezzi esporrebbe le autorità monetarie a pressioni per l’adozione di atteggiamenti meno accomodanti, con potenziale pregiudizio dell’intensità della ripresa. Anche per tale ragione la realizzazione delle riforme e dei correlati investimenti deve procedere con efficienza e al ritmo piu’ spedito possibile”.

Per il Codacons le vacanze estive 2021 degli italiani saranno ricordate come quelle più salate degli ultimi anni, caratterizzate da aumenti a cascata di prezzi e tariffe che hanno portato una villeggiatura nel nostro paese a costare mediamente l’11% in più rispetto allo scorso anno”. Questo il commento ai dati dell’inflazione al 2,1% registrata dall’Istat ad agosto. Una stima preliminare che però si traduce in una maggiore spesa annua pari a +645 euro per la famiglia “tipo”. Il Codacons sottolinea che solo il comparto dei trasporti, “registra ad agosto una crescita record del +5,3%, determina per un nucleo con due figli una maggiore spesa per gli spostamenti pari a +286 euro annui”. “Avevamo denunciato – afferma il presidente, Carlo Rienzi – una raffica di rincari di prezzi e tariffe registrati ad agosto dal Codacons nel comparto turistico e in quello dei trasporti, e puntualmente l’Istat ha confermato il nostro allarme registrando una impennata dell’inflazione al +2,1. Alla base della forte crescita dei listini, tuttavia, non ci sono solo i beni energetici e la benzina, ma pesano in modo evidente le speculazioni sulle villeggiature degli italiani, con rincari del tutto ingiustificati che hanno interessato il settore delle vacanze, dagli alloggi agli stabilimenti balneari, passando per aerei, traghetti, pacchetti vacanza e ristoranti”.

Commento amaro del segretario generale Uil Pensionati, Carmelo Barbagallo per il quale la crescita dell’inflazione “non è un bene per i pensionati, che negli ultimi 10 anni hanno perso circa il 30% del loro potere d’acquisto. Le pensioni, che oggi sono il vero ammortizzatore sociale delle famiglie di questo Paese, rischiano di collassare”. “E’ arrivato il momento – continua Barbagallo – di discutere seriamente delle pensioni di oggi e di domani. Noi abbiamo una piattaforma, siamo pronti al confronto. Uno dei temi fondamentali della più generale discussione sulla riforma del sistema pensionistico deve essere proprio la tutela del potere d’acquisto. Le pensioni devono essere adeguatamente protette dall’inflazione, a partire dal ripristino, dal 1 gennaio 2022, così come previsto dalla normativa vigente, del meccanismo di rivalutazione delle pensioni piu’ equo di quello in vigore attualmente.”

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