5 Marzo 2009

Abbonamento bus-trenola stangata è servita aumento in vista

Lievita il costo per i pendolari, resta invariato il biglietto di corsa singola

 LA MANOVRA arriverà subito dopo Pasqua, e non piacerà a chi utilizza tre no e autobus per i propri spostamenti. Rincari intorno al 15% per le tipologie di abbonamento annuale e mensile che consentiranno di utilizzare mezzi Amt e Trenitalia per i propri spostamenti all’interno dell’ambito urbano, in tempi di crisi si tratta di un vero e proprio colpo che molti avevano dato per quasi scongiurato. Sì, perché la Regione Liguria, di fronte alle pressanti richieste esercitate da Trenitalia nei confronti di Comune di Genova e Amt, aveva messo sul piatto 1 milione e 300 mila euro in più ogni anno per evitare la calata di uan vera e propria scure di aumenti su migliaia di cittadini. Risorse che non bastano, perché l’azienda dei treni aveva chiesto 3 milioni, il bando rimane negativo e a pagarlo saranno gli utenti. Alcune associazioni di consumatori sono già sul piede di guerra. «Urge un tavolo tra Amt, Trenitalia, regione, Comune e consumatori per dirimere la faccenda – dicono Furio Truzzi e Stefano Salvetti, presidenti delle associazioni Assoutenti e Adiconsum, unite in questa battaglia – se così non sarà inviteremo gli utenti allo sciopero dell’abbonamento». Il dettaglio dei rincari è da qualche giorno nelle mani del vicesindaco e assessore alla Mobilità Paolo Pissarello. Ma non sarà la giunta a dire sì o no alla manovra proposta da Amt: ogni ritocco tariffario dell’azienda del trasporto pubblico locale deve obbligatoriamente passare al vaglio del Consiglio comunale, unico soggetto a poterle approvare. Dunque, ecco la proposta. La prima novitàè che, probabilmente da aprile, con lo stesso abbonamento che esiste oggi non sarà più possibile utilizzare bus e treno. Per chi vorrà spendere soltanto quello che spende ora, in pratica, rimarrà la possibilità di prendere i soli mezzi pubblici di Amt. Per chi vorrà continuare a spostarsi su ferrovia e gomma ci sarà invece da spendere di più. La stangata calerà esclusivamente sulle tariffe dei nuovi abbonamenti "integrati", che si differenzieranno rispetto agli ordinari. I "settimanali" treno più bus per ora sono stati accantonati, l’ordinario mensile aumenterà invece di 4 euro, da 36 a 40. Da 34 a 38 euro la maggiorazione per l’integrato del mensile provinciale ,quello cioè valido per chi utilizza i mezzi Amt e Apt in alcune zone di confine. Rincari anche per gli annuali. L’ordinario treno più bus passerà da 335 a 380 euro, ben 35 euro di aumento secco. Cinquanta euro in più per chi usa la tessera annuale aziendale, da 300 a 350 euro. Brutte, bruttissime notizie per gli studenti e per tutti i giovani utenti dei mezzi più giovani dei 26 anni: l’abbonamento "under 26" aumenterà comunque, sia per chi sceglierà di utilizzare solo i bus, sia per chi avrà bisogno di continuare a muoversi con treno e mezzi Amt. Oggi infatti costa 200 euro, e proprio il prezzo è stata la ragione del successo di questa formula. Amt chiede di portarlo a 230 euro per chi vorrà andare solo il bus, a 270 euro per chi vorrà l’integrato. Il già oneroso biglietto di corsa singola non richiederà (per ora) un solo centesimo in più di esborso: anche l’integrato continuerà a costare 1 e 20. Congelato anche il prezzo per gli abbonati con più di 65 anni, che continueranno a spendere 300 euro all’anno.  Le associazioni Acu, Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Casa del consumatore, Cittadinanzattiva, Codacons, Lega consumatori, Movimento Difesa del Cittadino minacciano lo sciopero dell’abbonamento. «Non possiamo che rigettare al mittente questa proposta – dice Stefano Salvetti – in qualche modo occorre adesso trovare una soluzione per frenare i rincari. Esprimiamo il nostro pieno accordo verso la possibilità di sottoporre il rilascio delle tessere agevolate alla presentazione della dichiarazione Isee (l’Indicatore di Situazione Economica Equivalente, che obbliga a indicare oltre al reddito gli immobili e le altre proprietà, ndr), ma questi aumenti vanno evitati ad ogni costo». «Serve un tavolo urgente tra i cinque soggetti deputati a dirimere la questione – sostiene Furio Truzzi – Non possono essere gli utenti a pagare le conseguenze del braccio di ferro con Trenitalia». Quel che è certo è che il denaro della Regione non è bastato per evitare gli aumenti. Ora la parola passerà al Consiglio comunale, che entro la fine di marzo esaminerà la proposta definitiva di Amt.

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