26 Aprile 2020

Abbonamenti per i bus scolastici, chiamati in causa Regione e Comune

decine le famiglie spingono e chiedono di riavere indietro metà importo della tessera
IL CASO Sono decine le famiglie di studenti perugini in fibrillazione per i soldi dell’ abbonamento ai trasporti scolastici. Dopo che Busitalia ha restituito al mittente le richieste, rimandando la questione al governo, molti utenti si sono rivolti alla Regione per riavere indietro quella parte di spesa già sostenuta, ma per la quale non è stato utilizzato alcun servizio. Le associazioni dei consumatori restano alla finestra, pronte a intervenire a difesa delle famiglie e per evitare che la fase due cominci con uno strascico di micro-contenziosi. Per le tessere degli studenti perugini, in gioco ci sono da 156 a 252 euro per ogni anno scolastico, a seconda della fascia chilometrica di appartenenza. Importo che per il periodo 5 marzo-31 agosto, gli utenti vorrebbero restituiti. La risposta laconica dell’ azienda dei trasporti, che aspetta direttive governative, non ha scoraggiato le famiglie che, specie le più agguerrite, hanno preso pc e mail e hanno scritto a Palazzo Donini. «Considerando le risorse che la Regione versa osserva Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – potrebbe intervenire con Busitalia. Molte aziende, anche se in difficoltà (vedi compagnie aeree), vanno incontro ai propri clienti: si tratta di un servizio pubblico, del quale i cittadini non hanno potuto usufruire, che va rimborsato». La questione tuttavia non appare semplice, vista l’ assenza di indicazioni nazionali e di una giurisprudenza specifica su tale tema. «Con la normativa generale, vista l’ impossibilità sopravvenuta spiega Damiano Marinelli, presidente regionale dell’ Unione nazionale consumatori (Unc) – chi non ha usufruito del servizio può chiedere la restituzione dell’ importo per il periodo nel quale non è stato effettivamente utilizzato. Bisognerà però vedere come si muoverà il governo: non è detto che non preveda tutele per soggetti che potrebbero trovarsi in difficoltà, in questo caso le aziende di trasporto, pensando a meccanismi di compensazione, ad aiuti statali o alla possibilità, per lo stesso importo, di utilizzare lo stesso servizio il prossimo anno. Un po’ come i voucher per i viaggi, anche se tale meccanismo è stato contestato: in mancanza di una norma specifica è previsto che per un servizio non utilizzato l’ utente possa chiedere il rimborso». Anche il Codacons, fatta eccezione per gli studenti a fine ciclo di studi, propone come possibile soluzione i voucher. «Senza vincoli legati al reddito che comporterebbero un iter impossibile da gestire per le famiglie», si fa notare dal Codacons che ha chiesto un incontro al Comune. Fabio Nucci.

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