26 Ottobre 2020

Abbonamenti a piscine e palestre: verso i rimborsi di 50 euro in denaro

di Alessandra De Angelis A settembre ti eri finalmente deciso, in un’onda di ottimismo, a fare l’abbonamento in palestra.Che cosa succede se avevi già pagato per questo mese di chiusura?L’ultimo DPCM firmato da Conte prevede, tra le altre restrizioni, la chiusura di palestre e piscine.Non ci occupiamo in questa sede delle ripercussioni economiche per queste attività né delle polemiche che hanno fatto seguito agli sforzi (anche finanziari) sostenuti per essere in regola con i requisiti anti Covid. Mentre Gualtieri ha anticipato che arriveranno indennizzi a novembre per i gestori di palestre e piscine, gli iscritti si domandano quali sono i diritti: l’abbonamento in palestra o piscina viene “semplicemente” sospeso e allungato di un mese (sempre che la chiusura sia veramente confermata solo entro il 24 novembre) oppure c’è un modo per avere il rimborso in denaro del corrispondente mensile di cui non hai usufruito?
Abbonamento sospeso in palestra o piscina: come si recupera

Ad oggi non sono state date indicazioni ufficiali. Di fronte a questa confusione è facile prevedere che non tutte le strutture sportive si comporteranno allo stesso modo. Il che potrebbe creare malcontenti e ulteriore confusione. Basiamoci in primo luogo su quanto accaduto a marzo ed aprile. Nella maggior parte dei casi l’abbonamento è stato “congelato” fino a riapertura. Alcune palestre hanno concesso in casi particolari il rimborso in denaro, tendenzialmente quando non è stato possibile per l’iscritto riprendere l’attività sportiva alla riapertura. Ma su questo punto le testimonianze dei lettori ci confermano che non c’è stata una linea comune e omogenea. Proprio per evitare questo ginepraio, il Codacons si è già fatto avanti per chiedere rimborsi in denaro degli abbonamenti a palestre e sportive e centri sportivi chiusi per effetto del Dpcm.
Carlo Rienzi ha sottolineato l’esigenza di evitare il “calpestamento dei diritti” a cui abbiamo assistito nel precedente lockdown.

“Con i decreti relativi al precedente lockdown il governo ha pensato bene di calpestare i diritti di milioni di consumatori riconoscendo loro solo il voucher, scatenando problemi e contenziosi a non finire tra cittadini e società che gestiscono i centri sportivi”

La richiesta al governo per questa nuova chiusura di palestre e piscine è quella di “prevedere espressamente rimborsi in denaro per abbonamenti a palestre e piscine, proporzionali al periodo di chiusura degli impianti”.

Se ciò non avverrà, l’associazione a tutela dei consumatori è pronta a denunciare il Governo e il Premier Conte per truffa.
Quanto spetta di rimborso in denaro

In primavera scorsa, il centro sportivo aveva la possibilità di offrire un voucher per la palestra da usare “entro un anno dalla cessazione delle misure di sospensione dell’attività sportiva”. Un buono con scadenza a novembre 2021 dunque. Anzi alcune strutture sono state anche più rigide, facendo ripartire gli abbonamenti in concomitanza con la riapertura, almeno secondo quanto ci hanno testimoniato alcuni lettori.

Stando ai dati Codacons, “il costo medio di un abbonamento annuale in palestra è pari a 450 euro mentre i corsi di nuoto costano mediamente 650 euro all’anno. Pertanto ogni abbonati alle palestre ha diritto in media a 37,5 euro di rimborso per le palestre e 54 euro circa per le piscine”.
Cosa fare se la palestra nega i rimborsi
Insomma la sensazione è che a marzo e aprile solamente i più insistenti hanno ottenuto i rimborsi in denaro. Cosa fare se non potete riprendere l’attività sportiva da dopo il 24 novembre e la palestra non accetta di restituire il mensile non goduto? Le associazioni che tutelano i diritti dei consumatori consigliano di:

inviare una raccomandata A/R o una pec di messa in mora, intimando la risoluzione del contratto;
in mancanza di risposta entro 10 giorni (o nel caso di rifiuto), rivolgersi al giudice di pace;
se per l’abbonamento in palestra erano state concesse rate da una finanziaria, chiedere la risoluzione del contratto all’istituto di credito intimando la risoluzione del contratto di finanziamento (come previsto dall’art.
125 quinques del Testo Unico Bancario) e il rimborso delle rate versate per servizi di cui non si è potuto usufruire. Anche in questo caso, se la finanziaria non risponde o dà esito negativo alla richiesta, rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario.

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