2 Marzo 2001

«Abbattere tutti i bovini a rischio»

PONTEVICO (BRESCIA) ? Condanna a morte per le compagne di stalla della mucca 103, prima mucca pazza italiana. Finiranno incenerite. Ieri, infatti, il Tar del Lazio ha respinto il ricorso contro l’abbattimento presentato dai Greci, titolari della cascina «Malpensata» di Pontevico, dove è stata allevata la vacca risultata malata di Bse. A Pontevico comincia a far buio, quando da Roma rimbalza la notizia. «Ditemi che non è vero», è la prima reazione, incredula, di Roberto, uno dei tre figli di Mario Greci. «Noi abbiamo la coscienza a posto, non abbiamo mai fatto nulla di irregolare».
Il presidio dei Cobas

Davanti alla cascina stazionano una ventina di trattori. I Cobas sono lì, con un presidio di protesta, ormai da un mese e mezzo, da quando è scoppiato il primo caso di mucca pazza in Italia. Non hanno mai mollato e non cambiano idea adesso.
«Gli avvocati faranno ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar», dice Roberto Cavaliere, leader dei Cobas. «Noi comunque restiamo fermi sulle nostre posizioni, diciamo no all’abbattimento indiscriminato dei capi».
Gli allevatori hanno atteso per tutto il pomeriggio. «Comunque, al macello non portiamo più nessuna mucca, la sotterriamo, rischiamo di meno», sono i commenti. Le ore di attesa erano passate tra panini al salame, bicchieri di vino, tv acceso per avere notizie da Roma. C’era anche la voglia di scherzare, ricordando tra l’altro, quando a una fiera era stata portata una mucca siliconata per aumentare il volume delle mammelle e quindi il pregio. «Adesso alle fiere fanno le radiografie», aggiunge uno nel capannello.
La voglia di scherzare si dissolve quando arriva la tegola del Tar. La notizia fa il giro degli allevamenti vicini. Pochi chilometri più in là, un’altra famiglia di allevatori, i Fontana, alla «Canove» di Verolanuova, aspetta l’esito dell’esame del Dna. Sperano ancora che il cervello malato di Bse non appartenga alla mucca 32, la loro. Al macello piacentino, il 15 febbraio, quando è stata macellata la 32, c’è stata confusione tra teste e carcasse. Chissà….
La sentenza del Tar ora però coinvolge anche loro. Ma per l’allevamento di Pontevico non c’era scampo. Lo ripete Viviana Beccalossi, assessore regionale all’Agricoltura: «Mi dispiace per la famiglia Greci. Ma è la dimostrazione che esiste un decreto del ministero della Sanità e che va applicato. L’unico strumento utile perché non si proceda all’abbattimento totale è cambiare il decreto. Ripeto, mi dispiace per i Greci, che si sono fatti illudere da esperti più o meno ufficiali del ministero, che li hanno consigliati male. Così hanno perso solo tempo e denaro».
L’udienza davanti al Tar del Lazio è cominciata a mezzogiorno. Da una parte gli avvocati della famiglia Greci, affiancata da allevatori e Cobas, dall’altra i legali di Asl, ministero, Regione e Codacons, il coordinamento nazionale dei consumatori.
«Misure congrue»

Sei ore dopo, la decisione. I giudici della terza sezione del Tar hanno respinto il ricorso con due motivazioni. La prima: «Non sussiste il rilevato vizio di violazione della legge 488», il decreto del ministero della Sanità che prevede l’abbattimento. La seconda: «Le contestate gravi misure sono congrue e non illogiche, tenuto conto delle attuali conoscenze sulla eziogenesi e sulle modalità di trasmissione del morbo Bse».
Tradotto, le 197 compagne della 103 devono essere abbattute. Una ventina sono destinate a studio e ricerca, le altre al macello e all’inceneritore. Il piano, definito dall’Asl di Brescia, era già pronto ed era stato sospeso in attesa della sentenza. Oggi verrà ridefinita la data di esecuzione della sentenza.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox