10 Settembre 2019

A Venezia tutti i premi sono azzeccati: anche le giurie rinsaviscono, per fortuna

Neanche le giurie son più quelle di una volta. Per fortuna. Fanno proclami sconsiderati – le dichiarazioni della presidente Lucrecia Martel su un film in gara, anche se non fosse stato “J’ accuse” di Roman Polanski, erano da impeachment. Poi rinsaviscono e alla Mostra di Venezia azzeccano quasi tutti i premi. Dimenticando perfino le quote rosa. Il premio Marcello Mastroianni per il migliore attore emergente è andato a Toby Wallace per “Babyteeth”, opera prima della regista australiana Shannon Murphy (in coppia con la più rodata scrittrice di copioni teatrali Rita Kalnejais: ragazze da tenere d’ occhio). Bravo, ma era altrettanto brava, e altrettanto emergente, la co-protagonista Eliza Scanlen. Il Leone d’ oro è andato a “Joker” di Todd Phillips, già regista della trilogia “Una notte da leoni” (il titolo originale era “The Hangover”, il cerchio alla testa dopo la sbronza). Ha accettato una sfida gigantesca – raccontare l’ origine dell’ arcinemico di Batman – e l’ ha vinta con l’ aiuto di un geniale Joaquin Phoenix che sicuramente vincerà l’ Oscar (ci sarebbero anche le tre statuette scioccamente regalate a “The Green Book” da far dimenticare, grazie). Critici contenti, in parte perché hanno abboccato alle letture sociopolitiche e anticapitaliste, sempre il vecchio vizio del cinema come pretesto. Lo sarà anche il pubblico: lo sfigato che non riesce a farsi comico sghignazzerà in sala dal 3 ottobre. Era successo l’ anno scorso con “Roma” di Alfonso Cuarón, e due anni fa con “La forma dell’ acqua” di Guillermo del Toro. La Mostra di Venezia, sotto la direzione di Alberto Barbera, ha smesso di considerare “cinema da festival” solo quello che annoia. Magari da mettere in concorso – quest’ anno c’ era il confuso e infelice “Ema” di Pablo Larraín, a rappresentare la nuova ondata cinefila, e uno stanco Atom Egoyan portavoce della vecchia. Ma è il primo festival senza pregiudizi verso il cinema americano. Anche quello girato da registi che non arrivano dal Messico. A Roman Polanski è andato il Leone d’ argento, per un film magnifico che racconta il caso Dreyfus visto da Georges Picquart, l’ ufficiale che fece riaprire il caso. E chiese a Émile Zola di scatenare la stampa contro le gerarchie militari che avevano falsificato le prove. Scelta astuta, evita la commozione e punta il faro sulle macchinazioni e l’ antisemitismo in Francia tra Ottocento e Novecento. “J’ accuse” uscirà nelle sale italiane a novembre, con il titolo “L’ ufficiale e la spia” (come il romanzo di Robert Harris da cui è tratto, pare sia stato scritto su istigazione del regista). Oltre ai pregiudizi vinti, non si sa se per amor del film o per il fatto che i produttori erano sul piede di guerra, grazie per aver premiato un titolo che possiamo consigliare. Ariane Ascaride ha avuto la Coppa Volpi come migliore attrice, dedicandola al nonno immigrato da Napoli a Marsiglia su una nave. Il film è “Gloria Mundi”, ennesimo grido di dolore del regista Robert Guédiguian per i suoi poveri. Con un cast sempre dolente, e la premiata non fa eccezione. Aveva già evocato navi e migranti e varia umanità – dopo aver minacciato “non sarò breve” – Luca Marinelli con la Coppa Volpi per il migliore attore (ha protestato il Codacons: proprio vero che siamo tutti allenatori della Nazionale e critici cinematografici). Premio sudato, con Pietro Marcello che in “Martin Eden” gli fa dire battute, fare gesti e sfoggiare mèche che avrebbero stroncato un attore meno bravo. Il film – già in sala – resta velleitario e “alchemico” (mai un buon segno, quando nelle note di regia girano parole in libertà). Premio Speciale della Giuria al film di Franco Maresco (che al Lido non ha messo piede): “La mafia non è più quella di una volta”, nelle sale da giovedì. Dopo lo scroscio di applausi a fine proiezione, serpeggiava la paura: “I giurati stranieri non capiranno”. Hanno capito benissimo. Nessuno potrebbe resistere a un giovanotto finito in coma dopo un incidente, che a Falcone e a Borsellino attribuisce il suo risveglio: “Mi sono apparsi in sogno e mi hanno detto: ‘Alzati e canta'”.
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