18 Settembre 2018

A Roma 8 scuole su lo sono a rischio

l’ allarme il codacons: mancano i certificati anti -sisma e di staticità la richiesta ai presidi: chiudete gli istituti o partiranno azioni legali
Valentina Conti Nella Capitale 8 scuole su 10 non sono sicure. «In base agli ultimi dati disponibili, più dell’ 80% delle scuole ubicate a Roma e provincia non dispone del certificato anti -sisma. Il certificato di agibilità/abitabilità manca nell’ 83,1% delle strutture, mentre il 77,4% delle scuole non dispone del certificato di collaudo statico. Il 60% degli edifici scolastici ha tra i 40 e i 50 anni e richiede interventi urgenti di manutenzione». Il Codacons non scopre l’ acqua calda sugli istituti romani. La denuncia sui dati allarmanti, arrivata ieri per bocca del presidente dell’ associazione, Carlo Rienzi, riprende quello giunto alcuni giorni fa dall’ Associazione Nazionale dei Presidi del Lazio guidata da Mario Rusconi, e fa il paio con un quadro desolante, al limite del rischio per allievi, docenti e personale scolastico, tratteggiato a fondo più volte – e da tanto – dal nostro giornale. Invoca un secondo «caso Messina», Rienzi. Chiamando in causa la diretta responsabilità dei dirigenti scolastici dei numerosi plessi messi male, non usa mezzi termini nel suo appello: «Chiediamo ai presidi – dice – di non aprire gli istituti che presentano criticità tali da mettere a rischio l’ incolumità di studenti e insegnanti, perché in caso di incidenti con danni a persone e cose saranno chiamati a risponderne direttamente». Il 9 luglio scorso, Il Tempo anticipò le urgenze negli istituti di Roma (2.400 in totale) e provincia, così come recepite nel programma triennale delle opere pubbliche 2017-19 della Città Metropolitana di Roma Capitale: dal ripristino dei contro soffitti al Liceo Peano (lavori per 1.200.000 euro) alle lesioni da riparare in aula magna al Plauto di Spinaceto (150.000 euro). Nel bilancio 2017, per la manutenzione dei circa 350 edifici scolastici ricadenti sotto competenza dell’ ex Provincia di Roma, a fronte di un fabbisogno stimato in oltre 500 milioni, sono stati destinati 19 milioni di euro per finanziare circa sessanta lavori. Un dato di fatto staccava all’ occhio su tutti: la sproporzione tra necessità e risorse disponibili. Ammesso anche dalla consigliera della Città metropolitana di Roma Capitale con delega all’ Edilizia Scolastica, Maria Teresa Zotta, che evidenziò: «Per il 2018 e per il triennio 2018-2020 so no in corso le analisi del fabbisogno e la verifica delle effettive risorse da stanziare, secondo le modalità già adottate». Ammettendo: «Per quanto anche quest’ anno si verificherà un sensibile divario tra fabbisogno e disponibilità». Seguirono paginate di nostre inchieste che dettagliarono le notevoli criticità di diverse scuole medie e superiori della città. Ieri nel Lazio hanno riaperto i battenti ufficialmente le scuole, e la situazione non si è sostanzialmente mossa. Siamo di nuovo a contare i bagni chiusi, le aree offlimits e i giardini che rimangono inagibili ancora dopo l’ emergenza neve, le macchie di umido, i pericoli dietro l’ angolo, i vetri delle finestre rattoppati e via discorrendo. E’ sempre la solita lista, ed è sempre lunga parecchio. Incognite sul fronte sicurezza, problemi strutturali figli anche della vetustà degli edifici, condizioni indecorose, manutenzione latente pure a livello ordinario, con in mezzo i troppi intoppi burocratici sugli iter. Un allarme che, come noto, coinvolge l’ intero universo scolastico romano, sia le scuole del Comune di Roma sia quelle di Città Metropolitana. Dal Catullo di Monterotondo, sulla cui situazione Il Tempo per primo ha acceso i riflettori raccogliendo le preoccupazioni delle famiglie, alla storica sede del Cara villani di Prati chiusa per sisma. Il Codacons ha fatto sapere di aver «deciso di lanciare un’ iniziativa a tutela delle famiglie di Roma e provincia»: sarà pubblicato stamane sul sito www.codacons.it «un modulo attraverso il quale i genitori possono diffidare presidi, enti locali e istituzioni competenti a mettere in sicurezza le scuole frequentate dai propri figli, riservandosi azioni legali qualora non siano adottate le necessarie misure per garantire la sicurezza degli studenti»..

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