10 Ottobre 2009

A Pisano solo una multa

Accolta la richiesta di patteggiamento presentata dal difensore del titolare delle fonderie Cittadini di Fratte amareggiati: «Non siamo tutelati»

 "L’ha fatta franca un’altra volta", questo il primo, sdegnato commento di alcuni dei settanta salernitani costituitisi parte civile nel procedimento giudiziario contro Luigi Pisano, titolare delle omonime fonderie, che ieri si è concluso a favore dell’imprenditore. Il giudice Anna Giordano ha infatti accettato la richiesta di patteggiamento del legale di Pisano, l’avvocato Guglielmo Scarlato. " Richiesta giá accolta dal pm titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore della repubblica, Angelo Frattini, che ieri non ha assistito all’udienza, ritenendo valido il ricorso al principio del "bis in idem" a cui si è appellato Pisano. Dei quattro capi d’imputazione, tre sono stati ritenuti non validi perché oggetto di una sentenza giá passata in giudicato. Per il quarto Pisano dovrá semplicemente pagare un’ammenda di 516 euro. " «Questo è quanto vale la salute dei cittadini», ha affermato uno dei privati uscendo amareggiato dall’aula. Lui, come tutti gli altri che accusano Pisano di avvelenare l’aria che quotidianamente respirano, data la sentenza emessa, non potrá richiedere i danni arrecati dai fumi tossici provenienti dalle ciminiere della fonderia.  L’udienza, iniziata intorno alle 12.30, si è aperta con la non ammissione, da parte del giudice, delle quattro associazioni – Legambiente, Movimento di difesa del cittadino, Codacons Campania e Anpana – Associazione nazionale protezione animali natura e ambiente – che avevano richiesto di costituirsi parte civile insieme ai circa 70 cittadini salernitani e al Comune di Salerno, le cui domande sono state invece accolte. Il Comune era rappresentato dall’avvocato Maria Grazia Graziani, mentre a far valere gli interessi dei 70 privati c’erano gli avvocati Enrico Maria Giovine, Emanuela Rossomando, Danilo Laurino, Claudia Landi, Mauro Ferlito, Clara Labano, Francesco Guerritore i quali, dopo la sconfitta, affermano che faranno istanza al Procuratore affinché impugni la sentenza. «Non ci sono gli elementi per far valere il principio del "bis in idem" – afferma l’avvocato Rossomando – perché le condotte prese in esame oggi sono diverse da quelle contestate nel primo procedimento poiché attengono all’abusivitá di un impianto di verniciatura non contestato nel precedente giudizio e perché le condotte oggetto del precedente giudizio erano giá cessate con il sequestro e la successiva bonifica antecedenti all’emissione della sentenza e ai fatti contestati nel procedimento odierno. Infine le condotte oggetto del procedimento di oggi sono permanenti quindi successive alla prima sentenza». Entro quindici giorni si saprá se il procuratore intenderá andare avanti. Per ora rimane lo sgomento e la rabbia dei cittadini che chiedono un intervento più incisivo del Comune.

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