23 Febbraio 2016

A PERUGIA PREZZI FERMI DA ORMAI UN ANNO

A PERUGIA PREZZI FERMI DA ORMAI UN ANNO

APERUGIA Prezzi fermi a Perugia. E’ quanto afferma l’ Istituto nazionale di statistica che ha presentato ieri i dati relativi all’ inflazione. La città capoluo di regione è tra quelle dove l’ indice è oscillato tra lo zero e il segno meno. Secondo l’ Istat sono dieci, infatti, le grandi città italiane che mostrano a gennaio un indice dei prezzi al consumo fermo o in deflazione su base annua. In particolare, i prezzi restano oltre che a Perugia anche a Milano, Firenze, Palermo, Reggio Calabria e Ravenna. Flessioni dell’ indice si segnalano invece a Bari (-0,3%), Potenza (-0,2%), Trieste( -0,2%) e Verona (-0,1%). Per quanto riguardai capoluoghi delle regioni e delle province autonome, Venezia, Aosta, L’ Aquila e Bolzano (+0,6% per tutti e quattro) sono le città in cui i prezzi registrano gli incrementi più elevati rispetto a gennaio dello scorso anno. Seguono Bologna (+0,5%), Napoli, Genova e Trento (+0,4% per tutti e tre), Ancona (+0,3%), Torino, Cagliari, e Catanzaro (+0,2%) e Roma (+0,1%). Con riferimento ai comuni con più di 150.000 abitanti che non sono capoluoghi di regione, si riscontrano aumenti dei prezzi rispetto a gennaio 2015 per quasi tut tele città. L’ incremento più elevato interessa Parma (+0,9%), i più contenuti sono quelli di Padova, Catania e Modena (+0,2% per tutti e tre i comuni). ui dati resi noti ieri si fanno sentire le associazioni dei consumato. “Ciò che più preoccupa -afferma Codacons- è la brusca frenata del carrello della spesa, che passa dallo 0,9% allo 0,3%. Anche i beni alimentari e quelli più acquistati dalle famiglie subiscono quindi un pesante stop, che non aiuta la nostra economia e non rappresenta un vantaggio per nessuno. E’ necessario, per far ripartire l’ inflazione, puntare sui consumi delle famiglie, incentivando gli acquisti attraverso misure specifiche e strutturali, e creando occasioni di acquisto per i cittadini” osserva infine Rienzi. “Crollano i prezzi nelle campagne italiane, dal -60% per cento dei pomodori al -30 % peril grano duro fino al -21% per le arance rispetto all’ anno scorso”. E’ l’ analisi della Coldiretti, diffusa in occasione della dei dati dell’ Istat sull’ inflazione, sulla base dei dati Ismea a febbraio 2016. “In controtendenza all’ andamento dei prez zi alimentari che fanno registrare una crescita dello 0,6% nei freschi e dello 0,3% nei trasformati, nelle campagne la discesa delle quotazioni al di sotto dei costi di produzione- sottolineala Coldiretti- sta mettendo a rischio il futuro della Fattoria Italia. L’ effetto congiunto dell’ andamento climatico anomalo e le speculazioni e distorsioni lungo la filiera- denuncia la Coldiretti – hanno allargato la forbice dei prezzi dal campo alla tavola. La situazione dei prezzi in campagna sta assumendo toni drammatici anche per gli allevamenti con le quotazioni per i maiali nazionali destinati ai circuiti a denominazione di origine (Dop) che ormai da giorni sono scesi ben al disotto della linea di 1,25 centesimi al chilo che copre appena i costi della razione”. B.
 

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