«A Milano gli istituti approfittarono del Comune»
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fonte:
- Avvenire
DA MILANO DAVIDE RE Le banche che hanno operato in derivati con il Comune di Milano non hanno rispettato le norme e i principi di corretta condotta finanziaria previsti a protezione del cliente, commettendo così il reato di truffa. È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza di condanna con cui lo scorso 19 dicembre si è chiuso il processo di primo grado sui contratti derivati stipulati da Palazzo Marino. Sentenza che ha visto la condanna di Deutsche Bank , Depfa, Jp Morgan e Ubs a una multa di un milione di euro ciascuna, alla confisca complessiva di oltre 89 milioni e a pene comprese fra i sei e gli otto mesi di carcere per nove funzionari bancari. Ma se i giudici, da un lato, chiariscono che «il processo non è stato e vuole essere un processo al sistema bancario nel suo complesso o agli strumenti derivati», dall’ altro ne hanno anche per le passate amministrazioni di Milano all’ epoca dei fatti guidate da Gabriele Albertini e Letizia Moratti, le quali secondo i magistrati, hanno agito con «un’ ingenuità formidabile». Un monito, visto che la sentenza milanese rappresenta un po’ “un’ indagine pilota” sulle relazioni pericolose intercorse negli ultimi anni tra banche e enti locali a riguardo di operazioni finanziarie “border line”. «I comuni, anche se grandi, devono stare lontani dalla “finanza allegra”. E i cittadini di Milano andrebbero risarciti per le maggiori tasse che in questi anni hanno dovuto pagare per colpa dei derivati», dice Marco Donzelli, presidente del Codacons. «Gli istituti bancari – scrive nelle motivazioni il giudice di Milano, Oscar Magi – non hanno rispettato le norme e i principi Fsa previsti a protezione dei clienti che non siano classificabili come controparti di mercato con uguale esperienza commerciale e finanziaria». Il magistrato spiega che il Comune «non aveva, con tutta evidenza, una caratura finanziaria e commerciale » tale da poter essere definito “operatore qualificato”, aggiungendo che «le banche, quindi, avrebbero dovuto rendersi conto di tale situazione e non approfittarsene ». «Indubitabile» secondo Magi che ha emesso la sentenza, l’ esistenza di un «evidente conflitto di interessi» per le banche, che hanno giocato contemporaneamente il ruolo di consulente e controparte dell’ amministrazione cittadina, evitando di dare adeguata informazione al cliente. Infine, sono le conclusioni dei giudici, il contratto in derivati «non sarebbe mai stato sottoscritto dal Comune di Milano se nei suoi confronti non fossero state adottate condotte maliziosamente poste in essere al fine di carpire mediante frode il consenso alla stipulazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA Palazzo Marino sentenza derivati Nelle motivazioni giudici severi anche con i vecchi amministratori: c’ è stata «ingenuità formidabile»
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