1 Aprile 2003

A marzo l?inflazione riprende la corsa



Due brutte notizie sul fronte dell?inflazione. Anzi tre. La prima è che secondo i dati ufficiali Istat a marzo, al contrario di quanto appariva dalle città campione, l?inflazione è tornata a salire, passando da 2,6 a 2,7 per cento. La seconda brutta nuova è che se dal paniere calmierato italiano si passa a quello armonizzato europeo, più preciso perché considera per esempio il vero prezzo dei farmaci, l?inflazione è salita dal 2,6 di febbraio al 2,9%. Poi c?è una terza notizia, che diventa negativa per l?Italia: in Eurolandia, secondo la prima stima flash, l?inflazione è ferma al 2,4%. E ciò significa che si allarga la distanza fra il nostro paese e il resto d?Eurolandia, con un indice dei prezzi di mezzo punto percentuale più alto il che, in tempi di moneta unica, è negativo per le industrie che vivono di esportazioni, così come per il settore turismo, perché non c?è l?effetto svalutazione a compensare per gli stranieri il rialzo dei prezzi italiani.
Uno, in particolare, il dato che dovrebbe allarmare: il capitolo dell?indice dei prezzi aumenta al ritmo più sostenuto è «Alberghi, ristoranti e pubblici esercizi», con un balzo di 0,5 punti rispetto a un mese fa (cioè marzo 2003 rispetto a febbraio 2003) e di 4 punti rispetto allo stesso mese dell?anno scorso. Ciò vuol dire che i turisti tedeschi, austriaci, francesi, spagnoli – che nei loro paesi convivono con un?inflazione intorno al 2%, trovano sempre più caro visitare l?Italia con possibile effetti negativi sull?industria del settore.
Il settore che cresce meno, secondo l?Istat, è quello dei «Servizi sanitari e spese per la salute», con un ribasso da un anno all?altro dello 0,7%. Tuttavia si tratta di un dato fasullo, dovuto a un modo tutto particolare di calcolare il prezzo dei farmaci, che l?Istat ha dovuto rivedere per l?indice armonizzato europeo. La stessa Istat non ha ancora fornito il dettaglio dell?indice armonizzato, dal quale risulta il reale andamento del settore sanitario, e lo farà solo il 14 aprile. Come più volte denunciato dalle associazioni dei consumatori, il sistema del doppio indice italico e armonizzato è uno dei tanti piccoli trucchi per tenere artificialmente bassa l?inflazione.
E proprio le associazioni dei consumatori hanno colto la diffusione dei dati sui prezzi di marzo per chiedere al governo di intervenire riducendo il prezzo dei carburanti e abbattendo l`Iva che grava sul gas, così da far risparmiare alle famiglie italiane «259 euro l?anno», come puntualizza l?Intesa (Federconsumatori, Adusbef, Codacons e Adoc). «Se l`esecutivo realizzasse le nostre proposte, ossia la riduzione di 7,5 centesimi di euro al litro per i carburanti e la riduzione dell?Iva sul gas dal 20 al 10% – afferma l`Intesa dei consumatori – si potrebbero ottenere risparmi diretti ed indiretti». In base ai calcoli dei consumatori, con la defiscalizzazione del costo dei carburanti ogni famiglia potrebbe risparmiare 96 euro all?anno sui pieni di benzina. Con l?abbattimento dell?Iva sul gas, invece, il risparmio sarebbe di 87 euro annui. Come conseguenza si avrebbe una riduzione dell?inflazione che si tradurrebbe in altri 76 euro di risparmio.
Preoccupati per la ripresa dell?inflazione i sindacati, con in testa il segretario della Uil Luigi Angeletti, mentre sul fronte confindustriale si tende a minimizzare, sottolineando che la colpa è dell?aumento del petrolio anche se, come si è detto, non sono i combustibili a soffiare sull?indice dei prezzi. Ma Confindustria ha in corso una trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici e quindi ha tutto l?interesse a non alimentare allarmi.

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