17 Gennaio 2022

A’ jjennare non sule bbomme E «Lìbbera» ce tège de ròse

ANTONELLA  SOCCIO  presenza  Foggia  della  Ministra  dell’Interno  Luciana  Lamorgese  in  Prefettura  stamani  prima  all’incontro  con  il  capo  della  Polizia,i  comandanti  di  Carabinieri  Guardia  di  Finanza,i  vertici  della  locale  Procura  della  Dda  di  Bari  poi  per  la  presentazione  dell’associazione  antiracket  presieduta  dall’imprenditore  Alessandro  Zito  intitolata  ai  fratelli  Aurelio  Luigi  Luciani,  per  concludere  alla  fine  la  sua  visita  con  un  appuntamento  in  Unifg  al  Dipartimento  degli  Studi  Umanistici  di  Via  Arpi,  riaccende  riflettori  nazionali  sulla  Quarta  Mafia,  dopo  le  varie  bombe  nel  capoluogo  San  Severo  lo  scioglimento  del  Comune  di  Foggia.  In  una  provincia  in  cui  anche  le  più  grandi  aziende  nazionali,  nei  loro  appalti  pubblici,  sono  avvicinate  dalle  intimidazioni  dalle  pretese  delle  batterie  mafiose,  il  ritorno  della  Ministra  qualifica  l’azione  dello  Stato  sul  territorio.  «Dopo  il  martirio  dei  fratelli  Luciani,  lo  Stato  ha  fatto  tanto,  tantissimo,  inviando  qui  figure  altamente  qualificate  competenti,  dando  così  contezza  della  sua  presenza  in  un  territorio  devastato  dalle  metastasi  della  criminalità-  osserva  l’ingegner  Pippo  Cavaliere,  membro  del  Comitato  di  Solidarietà  nazionale  antiracket  antiusura-.  Gli  ottimi  risultati  raggiunti  sono  sotto  gli  occhi  di  tutti.  Ma  ora  occorre  dare  un  seguito  affinché  abbia  un  senso  il  prezioso  ed  egregio  lavoro  finora  svolto:  occorre  una  riforma  strutturale  che  assicuri  un’adeguata  presenza  degli  uffici  giudiziari;  il  territorio  della  provincia  di  Foggia  è  sin  troppo  esteso  contaminato,  da  poter  essere  servito  da  un  unico  tribunale».  Gli  anni  pandemici  lo  shock  dello  scioglimento  hanno  reso  afone  molte  realtà,a  cominciare  dai  partiti  politici  ancora  scossi  dai  fatti  dello  scorso  anno.  È  di  qualche  giorno  fa  la  costituzione  di  un  coordinamento  di  associazioni  “per  la  Rinascita  della  città  di  Foggia”,a  cui  ha  aderito  finora  il  Codacons  Fg  città,  l’ADCUA,  Foggia  Verde,  Città  come  Casa,  Gama  Oncologica,  alcuni  Civ  di  Confcommercio,  l’Afass  altri  privati  cittadini,  come  medici  Domenico  Faleo  Celeste  Ferrandino,  il  giornalista  Nino  Abate,  l’avvocato  Gianfranco  Corsini  molti  altri.  Mobilità,  illuminazione,  videosorveglianza,  controllo  del  territorio,  igiene  pubblica,  periferie,  centro  storico,  verde  pubblico.  Sono  tanti  temi  che  il  coordinamento  intende  affrontare  per  Foggia  affinché  ritorni  ad  essere  «una  città  dove  sia  bello  vivere  lavorare».  Intanto  anche  Libera  organizza  per  il  prossimo  20  gennaio  una  assemblea  sulla  città  dal  titolo  “Foggia  ora  tocca  noi”,  nel  corso  della  quale  sarà  presentato  il  numero  speciale  della  rivista  Lavialibera,  “Foggia,  microcosmo  mafioso”.  Secondo  alcuni  rumors  questo  incontro  sarebbe  il  primo  passo  verso  un  movimento  largo  che  potrebbe  portare,  quando  si  voterà  per  le  amministrative,  alla  candidatura  sindaca  di  Daniela  Marcone,  attuale  vicepresidente  di  Libera  referente  nazionale  per  l’Area  Memoria  Impegno.  L’attivista,  figlia  del  direttore  dell’Ufficio  del  Registro  Francesco  Marcone  ucciso  dalla  mafia  il  31  marzo  del  1995,  ha  sinora  sempre  declinato  le  tante  offerte  arrivatele  dalla  politica,  ma  forse,  secondo  molti,  dopo  mesi  di  commissariamento,  la  città  potrebbe  aver  bisogno  di  un  profilo  come  il  suo  per  tornare  vivere  nella  legalità.  «Cosa  desideriamo  per  la  nostra  città?  Cosa  siamo  disposti  fare  per  cambiarla?-  si  chiedono  gli  organizzatori  di  Libera-I  recenti  attentati  ci  riportano  quanto  accaduto  tra  il  2019  il  2020  si  inseriscono  in  un  contesto  già  reso  preoccupante  dallo  scioglimento  del  Comune  per  infiltrazioni  mafiose.  Proprio  sullo  scioglimento  la  comunità  foggiana  ha  avuto  pochi  momenti  di  riflessione  di  rielaborazione.  Ci  chiediamo  quanto  sia  matura  la  consapevolezza  delle  opacità  delle  collusioni  che  hanno  condotto  allo  scioglimento.  Nello  stesso  tempo  ci  chiediamo  cosa  ciascuno  di  noi  possa  fare  per  ricostruire  una  comunità  aggredita  dalla  violenza  mafiosa,  per  vigilare  sull’amministrazione  del  bene  comune  per  esigere  istituzioni  in  grado  di  essere  un  argine  alla  criminalità  organizzata.  Oggi  più  che  mai  in  questa  fase  di  transizione  ci  sono  spiragli  per  invertire  la  rotta.  È  il  momento  di  riprendere  il  percorso  iniziato  con  le  manifestazioni  del  21  marzo  2018  del  10  gennaio  2020  di  innescare  un  processo  alla  rovescia,  che  faccia  abituare  al  bello,  al  funzionante,  al  pulito,  al  bene comune”.

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