17 Febbraio 2019

A gennaio sul lungomare sud il sequestro di 11 «casette»

e ci sono ragazze «di strada» che espongono i loro prezzi con scritte su cartelli
l Sul lungomare che porta a San Giorgio c’ è una sedia, con sopra un cartello. Per vederlo bene bisogna fermarsi con la macchina. Ha tutta l’ aria di essere un «prezzario» delle prostitute che la sera, dopo una certa ora, fanno capolino e consumano i rapporti sessuali in macchina, sulla scogliera o nelle stradine sterrate che ogni tanto sbucano sul ciglio della strada. I «prezzi» sono solo indicativi: 20 euro per un rapporto sessuale, 15 euro per un rapporto orale. Segue la voce «anale…» e tre puntini, come dire che il prezzo è da concordare. Accanto al cartello non c’ è nessuno. La prostituta di turno, ricercatissima si è appartata con un cliente. Torna dopo un quarto d’ ora, passano dieci minuti e sale su un’ altra automobile. La mattina seguente non c’ è più la sedia e neppure il cartello. Ogni anno il fatturato delle prestazioni sessuali a pagamento sfiora i 4 miliardi di euro. Sarebbero 90mila, in tutta Italia, le professioniste ed i professionisti del sesso per un numero di clienti che raggiunge i 3 milioni. Della totalità delle prostitute il 10% è minorenne, mentre il 55% è costituito da ragazze straniere. La spesa media dei clienti abituali è di circa 110 euro al mese. Dalla strada al web, la prostituzione cresce con la crisi, insieme ai «costi di esercizio» per le prostitute, alcune costrette a pagare per affittare un pezzo di marciapiede da «battere» . Non tutte le strade sono uguali. I numeri dicono che il giro d’ affari attorno al sesso a pagamento è aumentato del 25,8% (dati Codacons 2017-2018). Il web è diventato la nuova «frontiera» ma anche la strada a Bari è tornata di moda. La maggior parte degli introiti di questo business criminale finisce nelle tasche della malavita organizzata straniera. Quel che resta, pochi spiccioli, nei risparmi delle prostitute, senza contare «l’ indotto» fatto di case in affitto, fiancheggiatori e prestatori d’ opera baresi. Gente comune che sulle puttane ci guadagna in nero. Lo scorso gennaio 13 persone sono state raggiunte di misure cautelari personali e 11 tuguri sono stati sottoposti a sequestro sul lungomare sud nell’ ambito di una indagine in cui si contestano i reati di affitto di immobili a scopo di esercizio di casa di prostituzione, tolleranza abituale e sfruttamento della prostituzione. Le ordinanze di custodia cautelare (2 in carcere, 7 ai domiciliari di cui una non eseguita e 4 obblighi di dimora) sono state notificate a proprietari e gestori degli im mobili sul lungomare Di Cagno Abbrescia e in via Alfredo Giovine, nei pressi degli stabilimenti balneari «Pane e Pomodoro», «Torre Quetta» e «Il Trullo». Le puttane, soprattutto rumene e sudamericane corrispondevano ai locatari somme giornaliere tra 100 e 150 euro. Avevano sottoscritto dei contratti di affitto fittizzi. Insomma a guadagnarci non è solo la malavita. È cresciuto il numero delle donne straniere sulla strada e crescono i costi di esercizio sia «indoor», in appartamento o in hotel, che sulla strada «on the road» . In viale Pasteur, ad esempio, un pezzo di marciapiede «da battere» fino allo scorso anno costava ad una delle ragazze dell’ Est che girano da quelle parti, non più di 150 euro al mese, oggi i prezzi sono lievitati e una prostituta deve versare un prezzo di locazione che ha superato i 200 euro mensili. L’ amore a pagamento non è l’ unica merce in vendita. Le ragazze, quelle più sveglie, offrono ai clienti un servizio in più, quello dello spaccio di droga.

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