A Fai della Paganella parcheggi pericolosi L a presente per denunciare una situazione di noncuranza e grave pericolo per l’ incolumità di tante persone
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fonte:
- l`Adige
una situazione di noncuranza e grave pericolo per l’ incolumità di tante
persone
A Fai della Paganella parcheggi pericolosi L a presente per denunciare una situazione di noncuranza e grave pericolo per l’ incolumità di tante persone. Mi riferisco allo stato di abbandono dei parcheggi al servizio degli impianti di risalita di Fai della Paganella in località Santel. Dopo l’ ultima nevicata di metà dicembre, circa 30 centimetri di neve, nessuno si è preoccupato di pulire i parcheggi nonostante di notte siano sgomberi da veicoli. Le successive piogge del 25 e 26 dicembre e le gelate dei giorni successivi hanno reso i parcheggi una pista di pattinaggio e nemmeno in queste condizioni nessuno si è preoccupato di spargere un po’ di sale e/o ghiaino. Ora, camminare con gli scarponi da sci, di per sé non è cosa facile, avventurarsi poi si cumuli di neve ghiacciata o peggio su gobbe di ghiaccio senza rischiare di cadere diviene davvero un esercizio difficilissimo al di sopra delle più elementari leggi della fisica e dell’ equilibrio. È davvero rischioso, sopratutto per i molti turisti presenti in questo periodo e non abituati a queste situazioni, tra cui moltissimi bambini. Credo anche, che tale negligenza non sia senz’ altro un bel biglietto da visita per il Trentino. Se consideriamo inoltre, che il costo di uno skipass giornaliero è pari a 38 euro, tutti i finanziamenti pubblici erogati in favore di impiantisti e albergatori e tutti i soldi pubblici spesi per promuovere l’ immagine del Trentino, credo ci possa stare anche la pulizia dei parcheggi, a prescindere che la competenza sia della Società che gestisce gli impianti di risalita o dell’ Amministrazione Comunale. Nelle more che qualcuno si decida ad intervenire con la dovuta solerzia c’ è solo da augurarsi che nessuno si faccia male. Sergio Mattivi Rsa «Civica» e tariffe Il cda deve dimettersi C aro direttore, sono un parente di un’ ospite della Rsa «Civica» di via Malpensada a Trento. Con il 2013 le rette alberghiere a carico degli ospiti della struttura subiranno un aumento giornaliero pari a euro 1,50 secondo quanto pubblicato dall’ Adige il 28 dicembre. A questo proposito la direzione della Rsa ha convocato il giorno 27 dicembre i rappresentanti degli ospiti e familiari per comunicare loro l’ imminente entrata in vigore della variazione tariffaria. Questi ultimi hanno partecipato all’ assemblea senza aver preventivamente consultato – come prassi richiederebbe – il resto dei familiari per le consuete segnalazioni o lamentele circa disservizi o altro, compresa in questo caso una legittima protesta per l’ ingiustificato quanto insostenibile aumento, vista l’ attuale situazione di difficoltà economica e sociale in cui versano molte famiglie. Ancora una volta mi trovo a sottolineare una condotta poco corretta da parte dei rappresentanti, che continuano a eludere ogni comunicazione sia verbale sia scritta all’ indirizzo degli altri familiari, i quali vorrebbero essere tenuti al corrente sulle decisioni della direzione in tempo reale o quanto meno ragionevole. Per questo motivo ritengo il loro ruolo consultivo del tutto svuotato di efficacia e in certi casi addirittura di ostacolo alla risoluzione dei problemi quotidiani, in quanto privo di qualunque relazione con chi vive ogni giorno all’ interno della struttura e con chi gli presta assistenza. Segnalo inoltre che né il consiglio di amministrazione né i rappresentanti dei familiari hanno mai presentato o esposto nelle apposite bacheche un verbale di assemblea sottoscritto da tutti i partecipanti, come si converrebbe in tali casi. Pertanto ritengo doveroso richiedere le immediate dimissioni sia del consiglio di amministrazione sia dei rappresentanti dei familiari per scarsa trasparenza e assoluta mancanza di confronto con gli utenti della struttura. Renato Andreatta Si puniscono i poveracci e non chi ruba milioni N on era di certo un Vip quel tale che la vigilia di Natale pescò alcune monetine della fontanella del monumento all’ Alpino in via Dante a Rovereto. Quei poveri Alpini raffigurati in guerra si sacrificarono perché credevano in un’ Italia migliore… «Erano giovani e forti e sono morti!». Per la legge codesto fatto è furto aggravato… Mentre chi sottrae milioni su milioni spesso viene assolto. I vecchi preti consigliavano di restituire il maltolto a chi confessava questo peccato. I vecchi catechisti quando venivano in classe a insegnare religione anche per farsi capire dai bambini raccontavano: Un tale rubò una corda: Passi; Ma alla corda era attaccato un carro! Passi; Ma al carro erano aggiogati due buoi! Passi; Ma il carro era carico di roba! Non passi e così si scoprivano ma meglio si capivano i furti dei «Ladri Gentiluomini». Comunque esiste un razzismo sottile: la parola rubare è volgare e si usa per i poveracci mentre ammanco, mancati o dirottati pagamenti (tutti soldi della povera gente) sono usati con le persone di riguardo. Io non voglio fare di ogni erba un fascio e credo ci siano ancora tante persone oneste, tuttavia le ingiustizie le vedo! Credo anche che quella pattuglia abbia dovuto intervenire, forse intanto in un altro angolo della città si compivano cose ben peggiori. A quel poveraccio forse quelle due monetine potevano farlo felice! Mi risulta che «Cireneo» quando pulisce la fontanella quelle monetine raccolte le dà ai poveri! Clara Rizzi Dell’ Eva Bilancio della La Vis Fedcoop come Ponzio Pilato G entile direttore, sono un abbonato dell’ Adige da tanti anni, questa è la prima volta che le scrivo. Il 28 dicembre ho partecipato alla Assemblea annuale della Cantina Sociale di Lavis. Ho ascoltato con molto interesse la lettura del bilancio dell’ anno 2001/2012 che purtroppo si è chiuso in parte in rosso. La relazione è stata fatta dal signor Zanoni, amministratore delegato ed ex commissario della stessa cantina. Con altrettanto interesse ho ascoltato la relazione del dott. Cozzio, responsabile della Federazione delle Cooperative di Trento, che ha spiegato il perché del suo non giudizio e la mancata firma sulla stessa relazione. Secondo me, come socio della cantina, il giudizio e la firma andavano dati con un sì o con un no, netti. Con questo comportamento la Federazione si è comportata come Pilato duemila anni fa. Questo modo di agire ha posto ai soci della cantina un grande dubbio: a chi dobbiamo credere sui numeri esposti alla cantina o alla Federazione? Ancora una volta la Federazione di Trento si è dimostrata non all’ altezza dei compiti e doveri. Livio Pellegri Per l’ iscrizione ai circoli salasso sugli anziani U n anziano che intende iscriversi a un circolo per pensionati aderente all’ Ancescao è chiamato a pagare ogni volta la polizza assicurativa contro gli infortuni. Capita infatti che la stessa persona, per motivazioni, le più diverse, aderisca a più organismi trovando così risposte differenziate al suo bisogno di relazione e di socializzazione. Ogni volta però è tenuto a pagare quota di iscrizione e assicurativa. A nome dei circoli locali, il presidente provinciale Giuseppe Marocchi, ha sottoposto dunque il quesito all’ Ufficio legale di Bologna dell’ Ancescao, scrivendo: «Numerosi Circoli ci chiedono se un loro socio possa partecipare alle iniziative promosse da un Circolo diverso, sempre aderente all’ Ancescao. Il quesito, di per sé, non avrebbe motivo di essere posto, risultando ovvia la risposta positiva, se non coinvolgesse l’ aspetto assicurativo». È previsto dallo Statuto all’ art. 5 che sancisce però l’ obbligatorietà del pagamento dalla quota associativa annuale, circolo per circolo. «Sul versante associativo – spiega Marocchi – è assicurata la persona per la quale è prestata l’ assicurazione. Ovvero il socio. Pertanto la copertura assicurativa dovrebbe valere anche nel caso in cui l’ infortunio sia successso nel caso in cui il socio abbia partecipato ad una iniziativa promossa da un Circolo diverso». Ma perché allora ogni Circolo fa pagare la quota d’ iscrizione per intero, comprensiva della polizza? Cosa fare? Felice Zambaldi Che tristezza vedere Folgarida trattata male C he tristezza vedere Folgarida trattata così male dai propri amministratori! Al posto di trovare cura, pulizia, rispetto dell’ ambiente – tutti motivi per cui veniamo in valle da sempre – troviamo i rifiuti per strada, abbandonati vicino ai cassonetti perché il servizio non viene adeguato al periodo natalizio. Non dovrebbe essere difficile considerare che per 10 giorni a Natale e per 5 a Ferragosto i ritmi della raccolta vadano adeguati alle maggiori presenze di villeggianti. Si parla sempre delle virtù trentine, ma guardandosi in giro, sembra piuttosto di essere a Napoli durante l’ emergenza rifiuti. Mai si era vista una così scarsa attenzione alle esigenze della collettività e il pensiero corre subito all’ Imu appena pagata: perché? Andrea Vignali Non tutti i pescatori uccidono i pesci presi S ono un pescatore trentino di 17 anni e leggendo la lettera della signora Anna Pilati pubblicata il 31 dicembre sono rimasto dispiaciuto dall’ opinione della lettrice in cui descrive tutti i pescatori come sanguinarie macchine che uccidono tutto il pescato. Per fortuna non tutti i pescatori sono come lei dice: in Italia si sta diffondendo sempre più la corrente di pensiero del Catch&Release (che io pratico), che prevede il rilascio immediato del pesce catturato, con l’ idea che un giorno nel futuro io possa pescare (e subito dopo rilasciare) lo stesso pesce di dimensioni maggiori, senza quindi recare danni mortali al pesce e all’ ambiente. Certo i pescatori che uccidono ogni pesce catturato (nei limiti dei vari regolamenti) ci sono e questo dispiace moltissimo anche a me, perché ogni pesce ucciso è un pezzo di ecosistema che se ne va per sempre. Vorrei anche dire che il problema del trattenimento del pesce è un «problema secondario» rispetto all’ inquinamento presente in molti fiumi, torrenti (per esempio il Fersina, sia nel tratto cittadino che nel tratto da Ponte Alto verso Pergine, dove sono presenti rifiuti di ogni genere) e laghi del Trentino, perché purtroppo molte persone non hanno voglia di portarsi a casa i propri rifiuti (o in certi casi scarti di costruzioni) e quindi li buttano a terra, danneggiando in modo anche grave l’ ambiente. Per come la vedo io ci si dovrebbe lamentare di più per questo che per il trattenimento del pesce. Luca Zecchetto – Trento Nella nostra acqua ora c’ è meno arsenico I n relazione all’ informazione apparsa sul suo giornale dalla quale risulterebbe che l’ acqua del bacino di raccolta Laste-Cantaghel, con opere di presa dal torrente Fersina, sarebbe «non potabile» ritengo doveroso segnalare che tale notizia è largamente superata e collegata a una vecchia denuncia di Codacons. Nel frattempo le istituzioni trentine preposte sono intervenute abbattendo, grazie agli impianti di dearsenificazione, la presenza di arsenico da 15 a 7-8 microgrammi per litro (il limite consentito dalla normativa europea è attualmente di 10 microgrammi per litro). Ciononostante i consiglieri dell’ Argentario, nell’ ultima seduta dell’ 11 dicembre, hanno chiesto all’ assessore Michelangelo Marchesi ulteriori impianti per la riduzione della quota residua di arsenico, considerando che l’ organizzazione mondiale della sanità consiglia di ridurre l’ arsenico a un valore inferiore a 5 microgrammi per litro e tenendo conto in particolare dei bambini di età inferiore ai tre anni, per i quali si consiglia di evitare l’ uso di tali acque. Armando Stefani Pres. Circoscrizione Argentario.
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