11 Settembre 2020

A elea-Velia il museo non è un paradosso

Datemi un museo e ve lo riempirò, diceva Pablo Picasso. È quel che devono aver pensato anche i cittadini cilentani che hanno dato vita al comitato popolare per la realizzazione del Museo Nazionale di Elea-Velia. Che non è un posto qualunque, ma un sito che l’ Unesco ha incluso fra i patrimoni dell’ umanità. E soprattutto è uno dei luoghi dove è nato il pensiero occidentale. L’ iniziativa è partita da un gruppo di rappresentanti della società civile, tecnici, studiosi, professionisti e appassionati guidati dall’ architetta Caterina Cammarano, coadiuvata da Giuseppe Scarano, dirigente della Asl Salerno, da Bartolo Lanzara del Codacons Cilento, da don Guglielmo Manna, parroco di Gioi e fine umanista, dall’ imprenditore Luigi Acanfora e tanti altri. I proponenti, che hanno lanciato una petizione popolare su change.org, hanno scelto per il comitato un nome che è tutto un programma: L’ Essere. Che rinvia al passato glorioso dell’ antica Elea – le rovine si trovano nel comune di Ascea – entrata nella storia dell’ umanità grazie alla Scuola eleatica, un think tank di cervelloni che, nel Cinquecento avanti Cristo, poteva annoverare pesi massimi come Parmenide e Zenone. Il primo, il filosofo dell’ Essere, ha influenzato la filosofia dell’ Occidente (e non solo) fino ai nostri giorni. Il secondo si è guadagnato un posto negli annali della cultura mondiale con i suoi paradossi che Sir Bertrand Russell considerava alla base della moderna scienza del calcolo. Celebre quello di Achille e della tartaruga che molti ritengono abbia influenzato la fisica quantistica. Un giacimento di storie che da solo basterebbe a riempire un museo. In più c’ è un territorio straricco di biodiversità naturali e culturali, di capolavori paesaggistici e di eccellenze gastronomiche. Del resto, diceva Renzo Piano, il museo è un luogo dove si dovrebbe perdere la testa. D.

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