11 Febbraio 2014

A dicembre produzione di nuovo in flessione

A dicembre produzione di nuovo in flessione

ROMA Non dura la spinta della produzione industriale di novembre, che aveva interrotto con un +1,5% oltre due anni di cali. A dicembre, l’ Istat rileva una caduta tendenziale dello 0,7%. Nella media dell’ anno, la produzione segna -3% sul 2012. Il risultato negativo di dicembre, che non era stato anticipato dagli analisti, non impedisce una crescita dell’ industria nel quarto trimestre: la produzione guadagna lo 0,7% rispetto al periodo precedente. Luci e ombre, emergono dai dati sull’ apertura delle partite Iva: nel 2013 si registra un -4,4% rispetto all’ anno precedente, ma dicembre, dopo un bimestre disastroso, lascia ben sperare: con un +2,9%. Segni di fiducia arrivano dal Csc, Centro studi Confindustria, che prevede a gennaio un +0,3% della produzione rispetto al mese precedente (dopo il -0,9% a dicembre su novembre). Inoltre, il superindice Ocse «continua a segnalare una variazione positiva in termini di slancio dell’ attività economica» in Italia (101,3 punti) e nell’ Eurozona (101,1). Il Csc registra un «significativo» incremento, settimo consecutivo, della componente ordini del Pmi manifatturiero, indice realizzato intervistando i direttori agli acquisti, e «un forte progresso» della domanda di ordini esteri, grazie alle commesse provenienti dagli Usa. Si tratta di altri spiragli positivi in un contesto nel quale, rispetto a prima della crisi, il livello di attività rimane inferiore di circa un quarto (-24,4% da aprile 2008). Tornando ai dati Istat, il calo tendenziale di dicembre è dovuto ai segni meno di beni strumentali -5,6%, energia -3,2% e beni di consumo -1%. Sono in controtendenza solo i beni intermedi +5,6%. Quanto ai settori, soffrono soprattutto la fabbricazione di macchinari e attrezzature non classificabili altrimenti -9,9%, le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori -6,9% e i computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, di misurazione e orologi -6,5%. Il maggiore incremento è per prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici +8%. In aumento, a dicembre, pure il settore auto +1,9%, mentre nell’ anno segna -2,6%. I COMMENTI. L’ altalena tra segni più e meno preoccupa l’ ufficio studi di Confcommercio, che indica il rischio che «la nostra economia si avviti in una fase di continui stop and go che non permette di avviarsi su un sentiero di miglioramento consolidato e duraturo». Sulla stessa linea, Luigi Sbarra segretario confederale della Cisl che vede nei dati positivi di novembre «non il segnale certo di uscita dal tunnel», ma «un semplice rimbalzo tecnico, in un profilo produttivo ancora segnato da recessione e stagnazione». Anche Antonio Foccillo segretario confederale della Uil parla di «fase di recessione perenne» e senza sbocchi. Mentre Susanna Camusso leader della Cgil, osserva che «l’ ottimismo con cui veniva detto che il 2014 sarebbe stato l’ anno della ripresa, ci era sempre parso sbagliato». Il calo di produzione industriale non sorprende le associazioni dei consumatori. Per Federconsumatori e Adusbef è «quasi inevitabile» e va di pari passo con la contrazione dei consumi che, nel triennio 2012-2014, peserà per 2.638 euro a famiglia. «È dal 2009, anno più buio della crisi», attacca il Codacons, «che i politici dichiarano, ad ogni segno più, che la crisi è finita».

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