29 Dicembre 2006

A CINQUE anni dall`arrivo nelle nostre tasche

A CINQUE anni dall`arrivo nelle nostre tasche, l`euro celebra già un primo record: il sorpasso sul dollaro come valore complessivo del circolante. L`ha scritto ieri il Financial Times, secondo cui il 27 dicembre scorso il totale di banconote e monete in euro (610 miliardi) ha toccato il controvalore di 800 miliardi di dollari, contro i 795 miliardi totali del biglietto verde. Il più grande esperimento finanziario della storia, insomma, è stato anche il più grande successo. Ciononostrante, resta lo scetticismo dei 315 milioni di cittadini europei che lo promuovono a strettissima maggioranza (51% appena in Italia, meno del 60% nel complesso) continuando a rimpiangere le valute nazionali. Sarà perché gli svantaggi, reali o percepiti, toccano le tasche dei consumatori molto più dei vantaggi; o sarà, come ha detto ieri il commissario Ue Joaquin Almunia, perché molti governi usano l`euro come “capro espiatorio dei loro problemi interni“. FATTO STA CHE i redditi delle famiglie, nel vecchio o nel nuovo conio, bastano a stento ad arrivare a fine mese. Secondo l`Istat il 14,7% delle famiglie italiane non ce la fa proprio, e il 28,9% ha un bilancio talmente “stretto“ da non poter far fronte a una spesa imprevista di 600 euro. Nell`indagine diffusa ieri sulla condizione economica delle famiglie italiane, poi, l`Istituto rivela che in base ai redditi 2004 il 50% dei nuclei vive con 1.863 euro al mese. Ciò fa dire ai consumatori del Codacons che, tolte le spese indispensabili, metà degli italiani vive in povertà. Se dalle medie si passa poi ai dati disaggregati, si scopre che ancor meno si guadagna nel Mezzogiorno e nelle famiglie più anziane, che soffre proporzionalmente di più chi ha figli, che gli autonomi stanno leggermente meglio dei dipendenti. Insomma, nessuna novità sotto il sole, anche dopo l`arrivo dell`euro. E se i redditi non accelerano, l`inflazione non smette certo di eroderli. Anche se pare smentita la diffusa opinione secondo cui il passaggio all`euro ha accelerato il carovita. “Dopo una prima fiammata – nota la Cgia di Mestre a conclusione dell`analisi che riportiamo qui a fianco – la corsa dei prezzi sembra rallentare anche per alimentari e abbigliamento“. Fra i più (sigarette, oreficeria, aerei) e i meno (elettronica, telefonia) alla fine l`inflazione è rimasta nei cinque anni del dopo `changeover` a cavallo del 2% annuo, cioè 11,9% nell`intero periodo. NON CI FOSSE STATO “super euro“, dice il commissario Almunia, l`inflazione da caro petrolio sarebbe salita molto di più; senza considerare i benefici avuti dai bassi tassi d`interesse e dai minori rischi sui cambi. Non ha torto. La rivalutazione del 46% sul dollaro, del 31% sullo yen, dell`8% perfino sul franco svizzero, hanno fatto da scudo al carovita. Ciò spiega anche perché sia salita dal 10 al 20% la quota di euro detenuta al di fuori dell`area Uem e perché ogni anno siano aumentate del 10% le riserve mondiali ufficiali in euro, ora al 25%, contro il 66% ancora detenute in dollari.

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