2 Ottobre 2007

Mifid, più tempo per l`adeguamento



Elevati impatti organizzativi, tempi troppo stretti, costi di adeguamento dei contratti e delle procedure informatiche elevati, norme poco chiare e/o poco tutelanti per l`investitore-consumatore, disciplina degli incentivi di difficile applicazione, semplificazioni per i prodotti assicurativi ed eccessiva penalizzazione degli intermediari italiani rispetto a quelli stranieri. Sono solo alcuni dei temi e delle richieste di chiarimenti che emergono dalla lettura delle osservazioni che Abi, Adusbef, Aibe, Anasf, Ania, Assiom, Assogestioni, Assoreti, Assosim, Borsa italiana, Cassa depositi e prestiti, Codacons, Movimento consumatori e altri soggetti hanno fatto pervenire alla Consob con riferimento alla bozza di nuovo Regolamento intermediari con il quale l`Italia si appresta a recepire la nuova direttiva sui servizi di investimento (cosiddetta Mifid) destinata a entrare in vigore il prossimo 1° novembre. Nel rinviare alla lettura dei testi completi delle citate osservazioni, disponibili sul sito della Consob all`indirizzo www.consob.it, si segnala in primo luogo la richiesta fatta da varie associazioni di dare più tempo agli intermediari non solo per adeguare la contrattualistica con la clientela al dettaglio ma anche per consegnare alla stessa le varie informative su costi, oneri, su caratteristiche dei prodotti offerti, sulla politica di gestione dei conflitti d`interessi, ecc. Più tempo appare necessario anche per poter consentire agli intermediari di essere in grado di assicurare un adeguamento delle procedure informatiche e organizzative ai nuovi obblighi i cui contenuti sono ancora in corso di definizione: si pensi, in particolare, alla nuova segnalazione della non adeguatezza e della eventuale non appropriatezza. Il timore di altre associazioni, in particolare di quelle rappresentative dei consumatori, è che il ricorso a comunicazioni in formato standardizzato sui rischi associati agli investimenti possa avere un effetto contrario a quello voluto ovvero tutelare il risparmiatore. Chiarezza viene chiesta con riguardo all`informativa sugli incentivi e sulle motivazioni che possono giustificare il mantenimento degli stessi nell`ambito delle gestioni patrimoniali in fondi a fronte del perseguimento di un effettivo maggiore vantaggio per il cliente finale. Viene richiesta, inoltre, una maggiore aderenza ai contenuti della direttiva Mifid al fine di evitare una penalizzazione degli operatori insediati sul territorio italiano, nazionali ed esteri: viene citato quale esempio, l`obbligo, che sarebbe previsto solo in Italia, di dare al cliente informazioni troppo dettagliate sul garante e sulla garanzia associata al servizio di gestione di portafogli nel caso di una gestione di tipo garantita. Ulteriore tema sul quale le varie associazioni chiedono chiarimenti è quello relativo alla nuova best execution ovvero all`obbligo posto a carico dell`intermediario di eseguire gli ordini e le operazioni dei clienti alle migliori condizioni di mercato in relazione alla cui concreta attuazione andrebbe precisato che trattasi di obbligazione di mezzi e definito un regime differenziato avuto riguardo alle varie tipologie di strumenti finanziari trattati (azioni, titoli obbligazionari ecc.). Senza entrare nel merito delle singole osservazioni, pare sempre più urgente per l`intermediario che ancora non l`avesse fatto di dedicare adeguata importanza alla Mifid non solo per gli impatti organizzativi e legali ma anche e soprattutto come irripetibile occasione commerciale per proporre un nuovo intermediario e un nuovo metodo comunicativo incentivando l`utilizzo della posta elettronica e di internet. riproduzione riservata.

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