Pane: prezzi su e calano i consumi
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fonte:
- Il Gazzettino
Pane: prezzi su e calano i consumi
Sono scattati a macchia di leopardo i ritocchi dei prezzi del pane nei punti vendita che forniscono la città, i quali, secondo le stime dell`Ascom di Pordenone segneranno un 5-6 per cento in più. “Un rincaro necessario – sottolineano il direttore dell`Ascom, Gian Luigi Ornella, e il vicepresidente del comparto panificatori dell`associazione, Enrico Bellotto – a fronte degli aumenti delle farine (il frumento, per esempio, che nel giro di poco tempo è salito da 12 a 30 euro a quintale) dei costi dell`energia e del personale. Cerchiamo di non dare sempre la colpa all`ultimo anello della catena – ammonisce Ornella -, ovvero al commerciante, ma andiamo a vedere cosa accade prima che il prodotto arrivi sul bancone“.Comunque sia, il pane a Pordenone costa davvero caro. Molto di più che in altre province e regioni: comprarlo a meno di 3 euro il chilo, in città è infatti un`ardua impresa. Il prezzo del pane comune, ovvero il più semplice, senza alcun tipo di condimento, oscilla fra i 2,97 e i 3,70 euro. Mentre quello con le olive varia tra i 4,25 e i 5,60 euro e quello considerato di tipo speciale, condito con cereali, noci, cipolle e altro, ha un prezzo che raggiunge anche gli 8 euro a chilo.Tornando a quello comune, semplicissimo, la media, calcolata sulla scorta dei prezzi proposti in 16 punti vendita, è di 2,95 euro al chilo. E sulla scorta di quanto ha rilevato la Coldiretti, in base ai dati forniti dell`Osservatorio dei prezzi relativo al pane del governo, Pordenone si collocherebbe tra le città più care, dopo Milano e Bologna. Mentre a Roma un chilo di pane si paga 2,08 euro, a Palermo 2,24, a Firenze 1,82 e, infine, a Napoli, dove il classico filone arriva a 1,49 euro a chilo.In città i paventati aumenti in certi casi sono scattati da mesi (per esempio nei 9 punti vendita Tomadini, in quelli di Spadotto e di Bortolin) in altri sono appena stati applicati (come da Follador), ma per fortuna c`è anche chi annuncia che non intende optare per i ritocchi (è il caso dei Fratelli Piccinin e del panificio Martin). “Ma se allarghiamo la statistica all`intera provincia – tiene a sottolineare Bellotto – in media il prezzo del pane si aggira attorno ai 2,60 euro al kg. Inoltre – aggiunge – poichè il consumo pro capite giornaliero è di circa 80 grammi (contro i 115 di qualche anno fa), l`incremento di prezzo risulterà veramente irrisorio, incidendo mediamente tra 1,3 e 1,6 centesimi di euro al giorno per persona“.Quanto ai consumi, la Coldiretti nazionale, proprio in questi giorni ha rilevato “che nei primi sette mesi del 2007 sono calati del 5,6\%, consolidando una tendenza che ha già ridotto di un terzo gli acquisti di pane delle famiglie dal 2000 a oggi. Ora si è giunti al minimo storico: scendendo per la prima volta su base annua sotto il milione di tonnellate (989 mila tonnellate), secondo i dati Ismea Ac Nielsen“.La riduzione dei consumi, secondo l`organizzazione agricola, “è certamente collegata al cambiamento degli stili di vita, ma è stata anche accompagnata da un progressivo aumento dei prezzi, con rincari del 419\% negli ultimi venti anni. Dall`analisi della Coldiretti emerge che “per pane e dolci il prezzo dal campo al consumo si moltiplica rispettivamente da 12 a 70 volte, a significare che il grano incide per meno del 10\% rispetto al prezzo di vendita del pane“.Dopo questa ondata di aumenti, che non riguardano soltanto il pane, ma anche numerosi altri generi alimentari e servizi, dicono dal canto loro le associazioni dei consumatori “non vengano i commercianti e i produttori a piangere la diminuzione dei consumi dei cittadini e i minori guadagni. La conseguenza di rincari ingiustificati – concludono Adoc, Adusbef e Codacons – non potrà infatti che essere la caduta libera dei consumi degli italiani, con grave rischio per l`economia nazionale“.
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