31 Agosto 2007

Istat: a giugno consumi in picchiata

“Le autorità vigileranno“.
Istat: a giugno consumi in picchiata
Sindacati: è allarme redditi.
Duello consumatori-Confcommercio

ROMA Pasta, pane, latte e, ultimo arrivato, il caffè. Gli annunci di imminenti aumenti dei prezzi dei generi di prima necessità si sono rincorsi per tutta l`estate e ieri a Napoli i panificatori hanno preannunciato un aumento del pane da 1,6-1,8 a 2 euro. Le associazioni dei consumatori hanno ripetuto che erano in arrivo stangate a catena e che i costi delle materie prime stavano salendo troppo. E ieri, per la prima volta, il governo ha preso una posizione: ha detto che non si giustificano né gli allarmismi né i rincari. Ha promesso però che “le autorità centrali e locali si attiveranno per sorvegliare affinché non si determinino abusi“. Si invita alla calma insomma, ma non si sottovaluta il problema. La linea che è venuta fuori dalla riunione ristretta tra il premier Romano Prodi e i ministri Tommaso Padoa-Schioppa (Economia), Paolo De Castro (Agricoltura), Pierluigi Bersani (Sviluppo economico), Giulio Santangata (Attuazione del programma) è questa: “Gli aumenti di alcune materie prime non possono influire in materia significativa sui prezzi finali al consumo“. Le dichiarazioni del governo piacciono in parte alla Confcommercio ma sollevano perplessità tra gli industriali di settore: Federalimentare dice che è giusto non creare allarmismi ma esprime “preoccupazione per l`andamento internazionale dei costi delle materie prime“. Idem la Confesercenti che indica il punto in cui il prezzo lievita: “a monte della filiera“, dunque “alla produzione“. Sempre la Confcommercio – e qui la polemica è con i consumatori – parla di “allarme mediatico strumentale“, che viene “smentito“ dai dati sulla variazione dell`indice generale dei prezzi al consumo che “non lascia spazio a dubbi: l`inflazione complessiva è abbondantemente al di sotto del 2% e quella sui prodotti alimentari e le bevande poco sopra il 2%“. Sull`altra sponda, si collocano proprio i consumatori che attaccano: “Cambiano i governi ma la musica non cambia per i consumatori, sempre più vessati e tartassati“, affermano Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, che confermano lo sciopero della spesa già indetto per il prossimo 13 settembre. Intanto, però, all`Istat risulta che a giugno – ultimo dato di confronto disponibile – i prezzi sono cresciuti il doppio delle vendite al dettaglio. Rispetto allo stesso mese dell`anno scorso l`inflazione è aumentata del 2,5%, le vendite solo dell`1,2%. Un raffronto che preoccupa. Acquisti al rallentatore, dunque: in particolare, le vendite al dettaglio – secondo i dati diffusi proprio ieri dall`Istat – hanno segnato un aumento tendenziale di appena lo 0,7%. Di fatto quindi i consumi, soprattutto dei beni non alimentari, si sono contratti in termini quantitativi rispetto allo stesso mese dell`anno scorso. Un dato questo guardato con forte preoccupazione dai sindacati che segnalano come esista un “problema reddito“ a fronte di affitti e mutui in crescita e di prezzi e tariffe che aumentano. Cgil, Cisl e Uil quindi chiedono al Governo di fare con la Finanziaria scelte che sostengano i redditi da lavoro dipendente a partire dall`alleggerimento della pressione fiscale su lavoratori e pensionati. In particolare, sempre secondo l`Istituto di statistica, i consumatori si rivolgono sempre di più agli hard discount (+2,4% le vendite a giugno rispetto allo stesso mese dell`anno prima e +3% nei primi sei mesi dell`anno rispetto allo stesso periodo del 2006) ma sono in frenata anche i beni di lusso che, sino ad ora, erano stati risparmiati, dalla crisi dei consumi degli italiani.

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